Gena vecchi soci ggt 2010 006Gena vecchi soci ggt 2010 004Gena vecchi soci ggt 2010 003Gena vecchi soci ggt 2010 002quel che resta di Beppe Nassi

Ieri sera con un invito di quasi 15 gg il Boa ha invitato i “vecchi “ del ggt, la generazione post Rana , coloro che hanno sperimentato le corde come mezzo di esplorazione, insomma Beppe Nassi, Alfeo Tonellotto,  Roberto Balbo, Maurizio da Meda, il sottoscritto e l’ectoplasma di Alberto Rossi più volte evocato, con alcune signore mogli ci siamo seduti attorno ad un tavolo rotondo nella bella e accogliente casa del Boa.

Fuori nevicava e questo ha reso l’atmosfera magica e le prelibatezze sul tavolo e del buon vino hanno riscaldato l’atmosfera.

Molti sono stati i racconti di questa serata e tutti iniziavano con ti ricordi quella volta….. ma almeno uno ve lo descrivo con molta nostalgia di quei tempi in cui tutto si doveva inventare , dagli armi, agli attrezzi, all’esplorazione.

Alfeo….

ricordo quando dopo una prima esplorazione in Pasubio Alberto Rossi  mi telefona dicendo che dei Polacchi erano andati in esplorazione sul nostro buco sopra il dente Italiano ed erano ormai a – 600. dico non possiamo lasciarci far fessi dai polacchi dobbiamo andare noi avanti con l’esplorazione.

beppe……

però conoscendo rossi non eravamo proprio convinti e quindi abbiamo deciso di fare una seduta spiritica per capire se era vero… a casa di Santina ci siamo messi attorno ad un tavolo tutto in legno ( non ci dovevano essere ferri chiodi viti o altro) e abbiamo cominciato la seduta. Ohhh…. mi gò ciapà paura subito, paolo in trance, il bicchiere si muoveva da solo e scriveva parole insomma me son impressionà da mati. iera tutto vero, tutto vero, me ricordo come fosse adesso

alfeo……..

Si quindi confortati anche dall’aldilà  gennaio 1980 o 1981 prendiamo 600 metri di corda recuperati non mi ricordo dove, ancoraggi e resto e su per i Scarubbi per questa explo invernale. Eravamo in quattro Io Alfeo, Beppe , Paolo Trentinaglia e il mitico Alberto Rossi.

Arriviamo all’ingresso della Grotta che siamo onti dalla fatica e dobbiamo ancora scendere, fa un freddo becco e tutto sembra contro di noi, ma inperturbabili, con abbigliamento speleo tipico, tuta sottotuta stivali casco e imbrago scendiamo ( premetto eravamo partiti così per affrontare il Pasubio cioè vestiti da speleo, quali ramponi o scarponi non esiste ma il particolare è molto importante).

Pozzo, 20 metri chiude, ma Alberto sei sicuro che sia proprio vera la notizia, ma scherzi notizia certa…. al cento per cento.

Delusi insacchiamo tutto, sistemiamo i sacchi, zaini corde, e al buio affrontiamo la discesa.

Siamo su una cresta, cadere da una o dall’altra parte è la stessa cosa sempre precipizio è mentre faccio questi ragionamenti, Paolo scivola e scompare e vedo solo la sua luce che sempre più velocemente guadagna terreno verso il basso.

Accidenti per lo stesso motivo Beppe lo segue e inizia a tobogare anche lui sul ghiaccio lastricato, tutti e due prendono velocità, schivano un enorme masso, e si fermano incolumi molto sotto. Certo i stivali non sono adeguati a scendere lungo i crinali del Pasubio in Gennaio con la neve quindi adesso dovrei partire anch’io ma miracolosamente io e Alberto scendiamo senza danni.

Troviamo il rifugio aperto e il gestore alle due di notte ci consola con grappa e qualcosa da mangiare, alle due di notte è il massimo ci dà anche da dormire, insomma un giaciglio…..le coperte erano rigide dal freddo, come una lastra di vetro ma sufficienti per un breve dormiveglia.

Ad un certo punto della notte mi sveglia un rumore strano, Beppe al mio fianco muove le dita delle mani moto velocemente lamentandosi con un sospiro continuo.

Cosa c’è Beppe… ho cercato di aggrapparmi alla neve mentre tobogavo e a desso mi fanno un male cane i polpastrelli…. che giornata… che desfo…manco male che semo ancora vivi.

Da un racconto di Alfeo liberamente scritto da Claudio

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