pubblico con piacere articolo di Maurizio

Cucarlock 23-12-12
Ci troviamo all’appuntamento a Caltrano, Mario, Franco ed io, cappuccino e brioches e via, a Roana. Lasciamo la nebbia della pianura per un cielo incredibilmente limpido, fa freddo, ma non troppo.

Dieci minuti di cammino nella neve e siamo all’ingresso: la grotta tira come un aspirapolvere, colata di ghiaccio sul pavimento, e cortine di stalattiti di ghiaccio da rompere per passare, l’effetto freddo piu’ aria aspirata è veramente tosto, una pausa nella prima sala fuori dal giro d’aria per riprendere fiato e scaldare le mani e tocca al laminatoio.
Mi hanno detto ” è basso, ma si passa bene” trascurando di aggiungere ” se non hai sacchi da portare” mi scappa una raffica di eresie ma passo, con due sacchi.

Ci siamo, ecco il meandro, bello davvero ed arriviamo al punto x, dove stringe; ecco i trapani, la mazzetta, scalpello insomma tutti i gadget del bravo esploratore.

Ci diamo il cambio sul fronte di avanzamento, lenti ma andiamo avanti.
Ho il tempo di osservare che il meandro si sviluppa completamente nel Biancone, mentre il Rosso Ammoninito affiora solo alla base del pozzetto disceso in libera . Ho l’impressione che l’acqua attualmente scorra nel giunto di strato che separa le due tipologie di calcare.


Passano le ore velocemente, le batterie si esauriscono, i trapani rimangono silenziosi.
Ancora un po’ di mazzetta e Franco supera la curva del meandro e vede che tutto continua come prima, poco piu’ avanti una ennesima curva chiude la vista.
Grotta continua, dunque, ma scavare bisogna. Ritorno col fiatone, ho le gambe di legno, Mario si accolla il grosso del bagaglio, Franco riesce a fare qualche foto.
Fuori ci accoglie un tramonto bellissimo, il sole basso illumina le nuvole con un colore giallo intenso venato da tratti verde-azzurro.

Mao.

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