E’ gennaio e il freddo mette le ganasce agli uomini di buona volontà.

L’attività speleologica è notoriamente ai minimi termini in questa fase dell’anno ma, nonostante il Generale Inverno stia imponendo una tregua forzata, è successo qualcosa che da molto tempo non accadeva nel G.G.T.

E’ stata proposta dal Presidente un’uscita semplice per coinvolgere i neo-ex-corsisti e, dopo una buona adesione da parte loro, si sono aggiunti parecchi nomi che, penso io, erano anni che non si vedevano dentro la stessa grotta e nello stesso momento.

Quindi i partecipanti totali saranno: Diego, Katia, Michela, Simone, Giosuè, Enri, Paola e il sottoscritto, più Giada, Davide, Andrea e Fabio gli neo-ex-corsisti a cui si sono aggiunti poi anche Mirko e Marco come mascotte fino agli ingressi delle grotte e Filippo per un veloce e caloroso saluto al bar.

 

Mancava una destinazione: o Buso del Prestigio o Voragine dei Barbato?

Perchè andare al Prestigio dove bene o male ci sono già stati tutti, quando si può andare alla Barbato, storico luogo del G.G.T. ed ex- grotta più profonda dei Berici prima della scoperta dell’Abisso Mangiaterra?

E infatti si decide per la Barbato, grotta appunto storica del G.G.T., usata, dicono,  anche per i propri corsi d’introduzione tempi addietro e, da un po’ di anni, dimenticata dal gruppo stesso in quanto i frequentatori storici sono stati via via sostituiti da nuove leve con nuovi pensieri, nuove energie e, magari poco attenti alle risorse già esistenti.

Si va dunque alla Barbato, con rilievo e scheda d’armo ufficiali praticamente inesistenti,  ci affidiamo ad una delle ultime persone che ci è stata: Mirko.

La grotta è stata scoperta “grazie” ad una cava di Pietra tenera di Vicenza che l’ha intercettata in un punto intermedio.

Quindi di fatto c’è una parte sopra la cava ed una sotto, quest’ultima è accessibile dall’interno della cava stessa.

Nonostante facciano parte naturalmente dello stesso sistema, le due grotte sono morfologicamente molto diverse: quella superiore è percorribile tranquillamente senza imbrago dato che è sub-orizzontale ma soprattutto è estremamente bella!

Poche grotte hanno un così gran numero di concrezioni di varia natura. Ne è valsa la pena di infilarsi in quell’ingresso tanto piccolo…

La parte inferiore di grotta invece è prettamente verticale: una serie di pozzi lisci e puliti con poche parti concrezionate.

 

Dato il gran numero di partecipanti ci dividiamo subito in 2 gruppi: uno va sopra ed uno va sotto.

Mentre i più volenterosi si dirigono verso la cava e la parte inferiore e verticale della grotta, io decido, senza perdere troppo tempo di infilarmi subito nella strettoia d’ingresso della parte superiore sedotto dalla promessa di trovare tante bellezze calcaree fuori dal comune.

Mi seguono senza affanni Michela, Simone e Giosuè.

Dopo le foto di rito (tra cui la prossima copertina del Corso d’Introduzione G.G.T.) usciamo e diamo il cambio ad un trio di neo-ex-corsisti: Davide, Fabio e Giada.

 

 

 

 

 

Davide entra agevolmente, mentre Fabio ha preso coscienza per la prima volta di cosa di cosa vuol dire “stretto” in speleologia, mentre infine Giada è entrata “agile come una seppia” (cit. Albertino).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Usciti tutti dalla parte piccola e bella della Barbato, ci dirigiamo verso la parte inferiore e iniziamo la calata anche noi.

Dopo il primo pozzo di circa 20 m molto bello e pulito, raggiungo Paola che mi da il libera per scendere un altra parte di pozzo di circa 5 m, con una piccola rientranza nel mezzo che ti stringe un po’ la pancia nel passare.

Dopo il quale raggiungo tra gli altri anche Andrea, da poco speleologo ma già particolarmente allergico alle strettoie, di qualunque genere esse siano.

Lo “conforto” subito spiegandogli che le strettoie su pozzo non sono un grosso problema in discesa, bensì in salita.

Non mi è sembrato molto rincuorato.

Anche perchè subito dopo ha oltrepassato un’altra strettoia su corda ancora più ostica della precedente.

Arrivati tutti sul fondo anche del secondo pozzo, domando come mai non si prosegue.

Mi risponde Simone: “Addentrati nel meandro e capirai subito”.

Così faccio e così avvenne: la vista di quello che magari un tempo era considerato un armo sicuro mi fa capire che non si può proseguire oltre quel giorno.

Vabbè, la discesa giunge al termine, è ora della fotona di gruppo e della risalita.

 

 

 

 

 

 

 

 

Per primi risalgono quelli che non hanno visto la parte superiore della Barbato, poi Michela e Simone causa impegni serali; rimaniamo io, Andrea, Giosuè e Paola.

Disarmo io così do un senso alla giornata, penso.

La giornata ha avuto un senso alla fine si, anche se diverso da quel che pensavo.

 

Risalgono prima Giosuè e Paola per dare un eventuale supporto ad Andrea in caso avesse delle difficoltà in uscita dal pozzo essendo in strettoia.

Prima che parta, consegno a Paola il mio sacchetto personale delle emergenze, con all’interno carrucola, t-block e moschettoni aggiuntivi perchè “se dovessero servire, serviranno a te essendo sopra il pozzo”.

E così fu: Andrea si “inchioda” (termine tecnico) all’uscita del pozzo!

Niente panico, sopra ad Andrea ci sono i prodi Paola e Giosuè che in un batter d’occhio montano un paranco mentre lo rassicurano.

Il paranco funziona a dovere ma dopo poco Andrea si inchioda definitivamente, non riesce ad avere nessun appoggio per i piedi da cui poter farsi forza per uscire e il paranco non è più efficace.

Anche qui niente paura, risalgo io fino al frazionamento a ridosso del povero Andrea in modo da fungere da puntello umano in modo che abbia un appoggio per i piedi.

L’escamotage funziona e finalmente Andrea è fuori dal pozzo.

Tiriamo un sospiro di sollievo, piccola pausa e poi riprendiamo l’uscita.

 

Ma… c’è un ma…

 

Ma anche il pozzetto successivo ha una piccola strettoia a metà…

Ci diamo il cambio io e Giosuè e, dopo che sono risalito con Paola, avviene qualcosa di prevedibile: essendo anche esausto, Andrea si blocca anche lì.

Aveva speso molte energie prima ed era abbastanza immaginabile.

Non perdiamo troppo tempo e, volendo fare il fenomeno, monto subito il necessario per un contrappeso su corda tesa.

Ma il giochetto stavolta non funziona nonostante vari trucchetti messi in atto in quanto Andrea è più pesante di me ed è anche bello incastrato.

Infatti solo Giosuè è il Fenomeno.

Cambio sistema e monto un contrappeso semplice e Andrea è stappato in men che non si dica.

 

“Datemi una leva e vi solleverò il mondo” disse qualcuno che sicuramente ha avuto la stessa esperienza di Andrea.

 

Altra piccola pausa e poi usciamo dal pozzo d’ingresso senza altri problemi (non ci sono altre strettoie).

Usciamo dalla cava e, strano a dirsi, Andrea/Archimede non ha intenzione di visitare la parte alta e concrezionatissima della Barbato, vai a capire il perchè…

Raggiungiamo il resto della truppa moderatamente preoccupata e poi ci dirigiamo tutti in direzione dell’Osteria al Centro (cioè da Carletto) per la meritata birra dove troviamo ad aspettarci nientepopodimeno che i grandi N&N&M.

 

Concludiamo la giornata con le seguenti scene: il buon Archimede ha voluto offrire la bruschetta e birra ai suoi salvatori e l’accoglienza di Paola ad un suo amico con una tranquillità e freddezza (a tratti quasi indifferenza) che raramente si vede in giro.

 

PS: gli incidenti in grotta (perchè è questo quel che è successo in realtà) possono sempre accadere e, oltre alla calma con cui è stato affrontato il problema, quello che mi ha fatto personalmente piacere è che non era solo il proprietario del materiale d’emergenza a sapere come usarlo come generalmente è, bensì anche i suoi compagni erano preparatissimi.

Mai avuto il minimo dubbio nell’affidare quel materiale a Paola e/o Giosuè, in questo caso loro due.

Non è un vanto per aver portato quel materiale, ma un elogio alla voglia che c’è di imparare per ampliare le proprie conoscenze.

 

Grazie a tutti della splendida giornata!

 

Il vostro “Pelliccia”.

Qui di seguito altre foto della giornata.