Si narrano leggende sull’allegra combriccola composta dai Trappolon (Ade e Miguel), Frank e Fluo.
Partiti Venerdì 4 Giugno 2021 per pernottare a Cervia. Luogo mistico situato sul mare ma dove non c’è pesce e strani rumori notturni, tipo pigne che cadono sui tettucci delle auto, si rivelano come super “schiti” di uccelli; i quali probabilmente avevano fatto razzia di tutto il pesce di Cervia prima dell’arrivo dei nostri amici.

(le pigne sopra l’auto di Fluo)

Io e Pelli abbiamo raggiunto il gruppo il giorno seguente sulla strada che ci avrebbe portato al complesso delle Grotte di Frasassi.
Poiché eravamo un po’ in anticipo sul luogo del ritrovo con gli accompagnatori locali, decidemmo di provare forti emozioni lasciando guidare Ade per la prima volta la macchina automatica di Fluo.
Tra curve molto arzille arriviamo all’eremo li vicino. Subito una rampa ci colse impreparati e vivemmo le tappe della via crucis non solo passandoci a fianco ma anche godendoci l’irta salita.
Sulla sommità vi era un monumentale mausoleo, un eremo e una vista molto bella della gola.
Dietro all’eremo un’interessante salita si addentrava nel monte, venimmo poi a scoprire che quello poteva essere il punto d’uscita di una bella traversata speleologica spesso però giustamente interrotta per il rispetto e la tutela dei pipistrelli locali molto presenti.
Presi dalla bellezza del posto, perdemmo la cognizione del tempo e arrivammo in leggero ritardo dalle nostre Superguide: Sabrina (una superdonna), Eugenio (il poeta), Luca (l’uomo dai mille hobby adrenalinici).
Una volta preparati ci dirigemmo ad un’entrata secondaria rispetto al giro turistico della famosa grotta di Frasassi. Una volta all’interno l’aria calda e da zolfo, che ci era stata preannunciata, ci colse in pieno.

(Pelli all’ingresso Grotta)

La grotta si rivelò a noi con cavità molto ampie e concrezionate, come quelle tipiche del Carso, che ci permisero di tenere il sacco in spalla per la maggior parte del percorso. La grotta composta da sali e scendi era percorribile a piedi se non fosse per due pozzi e un traverso. Le pareti poi erano magiche: macchie di leopardo ben definite, come appena fatte da un Writer di strada coloravano le pareti.
Tanta meraviglia ci aiutò ad andare avanti, ma ad un certo punto fummo costretti a dedicare la nostra attenzione al suolo: sapere dove mettere i piedi era ora fondamentale, se non si voleva finire con il fango sopra il livello dello stivale.

 (Scarlett baffuta sempre piaciuta)

Il traverso per me è stato davvero divertente: due pareti di roccia inclinata separate da un metro d’aria, nelle quali a volta per mancanza di appigli ti portavi avanti grazie all’utilizzo della maniglia.
Procedemmo ancora e piano piano trovammo dei laghetti molto limpidi, con concrezioni a raggera davvero scenografiche, ma niente in confronto al laghetto terminale del Ramo di Sala Mexico.

(lago di sala Mexico)

Li ovviamente facemmo una bella siesta per il pranzo e ne approfittammo per delle foto. Tante risate ci furono quando Frank non riusciva a far partire la GoPro con il comando vocale, ma sembrava facesse a posta a funzionare solo quando lui gli andava a bisbigliava: GoPro scatta foto.

 (concorso a premi: trova gli speleo mimetizzati)

Il ritorno fu molto veloce, e il traverso non fu più così divertente, tant’è che tra il fango e altro non vidi più la mia longe sulla fune ma solo la maniglia che ogni tanto scorreva e dovetti aiutare manualmente a bloccarsi.
Una volta fuori, ci lanciammo a pulirci nel fiume, aiutati dal bel tempo contenti sguazzammo per pulirci lasciando esterrefatti dei bagnanti poco più avanti.
Ade presa dalla gioia per l’acqua termale o dallo spavento, scambiando un bastone per una zampa di capretto, lascia tutto il kit completo sul fiume.  Fortuna che Luca se ne accorge e salvò la nostra cara donzella.
Una piccola nota a voi lettori: se avete a che fare con lo zolfo, lavate subito tutto con acqua dolce a casa, l’acciaio in particolare non ama molto questo elemento.

(effetti dello zolfo sull’acciaio)

Tappa obbligata dopo esserci cambiati fu il locale storico, per una buona birra e per chi avesse voluto anche le buone vecchie tradizioni del poter acquistare anche qualche bene tipico degli alimentari.
Godendoci il borgo con case in mattoni e ponti in pietra andammo al ristorante.

(amici immortalati mentre stanno rompendo le scatole al ns protagonista indiscusso Fluo-Lillon-Ruzzolon)
Pappardelle al cinghiale e una buona grigliata furono seguite da un ottimo tiramisù in buona compagnia. Ma ciliegina sulla torta fu Eugenio a darcela: declamando tre sue bellissime poesie.


Passata la notte in tenda tappa obbligatoria prima del ritorno domenicale fu un tuffetto al mare e quattro passi lungo la spiaggia.

(tutti al mare a mostrare le chiappe chiare)

Molto bello è stato anche il giro turistico offerto dal telefono di Frank e dalla Navigatrice Ade che ci ha condotto attraverso i panorami ricchi di sali e scendi tipici delle Marche.
Prima però di tornare abbiamo soddisfatto il palato di Fluo, gustandoci un po’ di pesce ad Ancona.
Il ritorno è stato molto lungo, ma la tristezza per la fine del bel weekend venne ampiamente compensata dalla speranza di una prossima avventura in compagnia di splendidi vecchie e nuovi amici che ringrazio con il cuore.

 

Scarlet