da un anno circa Ico Lanaro e Cesare Raumer organizzano con i vecchi speleo vicentini over 50
una spedizione in Pisatela.
Vista l’età dei presunti partecipanti le difficoltà organizzative aumentano: prima il visto della
famiglia, poi la ricerca dove la moglie ha nascosto gli attrezzi da progressione, poi gli acciacchi
dovuti a anni di frequentazioni umide e di trattorie della zona insomma sabato dopo una serie di
piccoli imprevisti il Geriatric Show ha inizio.
Cesare e il GS Schio qualche mese fa trovano un secondo ingresso alla Pisatela, ora la spedizione
può diventare una traversata e quindi anche i più restiii e titubanti si convincono che ce la possono
fare, perchè adesso si entra dal nuovo ingresso e si esce dall’ingresso vecchio.
Alle nove in piazza a monte di Malo sabato 11 luglio 2009 siamo :
Ico, Cesare, Alberto, Renato, Enrico, Beppe, Fabio, Armando e Claudio il sottoscritto pronti per un
caffè
Le cose vanno a rilento e si cazzeggia al bar tranquilli chi preoccupato, chi in ritardo come al solito,
Cesare che continua a ripetere “nessun problema” e finalmente passiamo alla fase organizzazione
macchine. Al parcheggio lasciamo giù una macchina e partiamo.
Saliamo la rampa del Soglio e siamo all’ ingresso vecchio della Pisatela li lasciamo una macchina
con i vestiti di ricambio e andiamo nelle vicinanze del nuovo ingresso.
Si chiacchera molto si guarda il paesaggio e Cesare diventa l’imbuto di tutti i nostri dubbi e
perplessità ma lui risponde sempre categorico Nessun Problema.
Dai sacchi/ zaini escono attrezzi ed imbraghi ormai dimenticati e passati alla storia tipo Jumar
dressler, discensori vecchi di secoli e imbraghi pluridecennali.
Sembra che per alcuni di noi il tempo si sia fermato ma se siamo qui il richiamo speleo è troppo
forte, i ricordi si leggono negli occhi di tutti si guardano gli attrezzi e si viaggia con la mente alle
tante e tante spedizioni fatte in tanti anni di esplorazioni.
Foto di rito davanti al capitello e un occhio al paesaggio che qui è unico e meraviglioso, uno scorcio
eccezionale delle prealpi vicentine da est a ovest e sembrano proprio lì a portata di mano.
Ci avviamo sul sentiero nel bosco e in dieci minuti siamo sul posto.
Una piazzola fatta di materiale di risulta dello scavo rende l’idea delle dimensioni dell’immane
lavoro fatto dal GS Schio.
Cesare da buon cicerone ci aiuta a capire i tentativi e le nuove tecniche per trovare nuovi ingressi,
radio modificate, Arva e tanti, tanti manzi che ci fanno ora gustare questa nuova via verso la Rana.
Mentre Cesare scende ad armare il p50 aiutiamo Fabio ad infilarsi un imbrago di 30kg fa e
finalmente anche lui è vestito.
Cesare scende alla base e si prepara a trattenere la corda, per frenare la discesa ad eventuali
kamikaze che facendosi prendere dall’ebrezza della velocità scendono senza mai frenare.
Tutto procede bene Beppe assiste tutti al frazionamento e quando arriva il mio turno lo faccio
scendere. Per movimentare la sua discesa gli faccio cadere a fianco il mio sacco che evidentemente
non ho bloccato sul bilancino ma tutto succede senza danni ( anche dentro al sacco).
Siamo tutti alla base sani e salvi, foto, commenti, quindi procediamo verso il Megan Gale un
meandro molto bello ma disagevole per 9 cariatidi della speleologia.
NESSUN PROBLEMA è la frase ricorrente di Cesare che tenta di ammaliarci con le fattezze di
Megan Gale ma è tutto fumo negli occhi. Questa sexi modella si fa desiderare più del dovuto lo sa
bene Fabio che ne conosce ogni millimetro quadro, ansima, tira porchi, si avvinghia, sotto sopra e
infine esce soddisfatto. Anche di aver superato una strettoia un po’ caustica con l’aiuto di Cesare e di
quattro colpi di mazzetta.
Mi attardo un po’ lungo il ramo che adesso si fa agevole, dietro di me c’è Renato e trovo Enrico
che si sta lavando gli occhiali e sistemando la lampada.
Due chiacchere e lo invito ad andare avanti quindi si gira e fa un passo inciampa e cade allungando
una mano per frenare l’impatto.
Porca troia non ci credo, un incidente, in un lampo parte l’automatismo, lo aiuto a rialzarsi ma si
lamenta dal dolore, lo faccio sedere ma lui sviene dallo shoc.
Dico a Renato con decisione vai a chiamare gli altri e tento di rianimare Enrico che è bianco cereo.
Gli apro la tuta con decisione e gli parlo ma non rinviene, gli do due ceffoni e il colore del viso
torna normale rosso vivo e riapre gli occhi.
Panico passato e ora cosa facciamo? Chiedo cosa sente e dice dolore al polso, mi fa ma sono
svenuto e gli dico certo ma è passato. Ora dobbiamo bloccare il polso.
Gli propongo di mettere la fascia elastica di protezione che ho io sulla mano ( ho un dito fratturato)
in modo da contenere il polso che anche se fratturato così protetto dovrebbe essere più o meno a
posto. Una marmellata zuegg una fiala di enervitene e Enrico è come nuovo.
Arrivano gli altri e tutti lo incoraggiano a minimizzare l’accaduto mentre Cesare propone una sosta
alla sala Monte Faedo dove Alberto prepara un buon thè. Alberto tira fuori l’Aulin e costringe
Enrico a metterlo sotto la lingua perchè entri in circolo prima e ripartiamo.
Ora la gita assume un’altra veste, più seria e meno goliardica ma tutti siamo consapevoli di portar
fuori Enrico senza problemi, in fondo siamo cariatidi ma non impediti.
Nei passaggi tipo sulla cascata, dove c’è un traverso attrezzato lo aiutiamo ma si comporta
benissimo senza problemi, ora assumiamo la frase di Cesare, Nessun Problema.
Deviamo in su verso TiraBora e vediamo una enorme galleria che scende inclinata verso l’attivo
poi passaggi ancora bassi, il tunnell, la bocca dello squalo, la confluenza e avanti.
Non ricordo dove ma ad un certo punto anche Armando scivola e batte le chiappe sulla morbida
roccia. CaZZZZZZZZZZZZ………arola calma e gesso che facciamo??? nulla di rotto solo una
contusione una sosta e ripartiamo.
Enrico con due body gard Armando guardato a vista e arriviamo nei pressi dello StarGate.
Decidiamo di prendere la strada Umida e più corta che quella asciutta ma più lunga e siamo fuori
dallo stargate dopo cinque minuti ( qui ero arrivato anch’io due anni fa).
Risaliamo verso sala dell’Orda e qui sosta per la vestizione.
Fabio si stende a terra per ripristinare il sistema imbrago attrezzi ( daghe na peà in tee bae te vedarè
che el tira in dentro la pansa).
È rosso bordò metallizzato ma ha tutti gli attrezzi a posto e si prepara per risalire.
Ora viene la parte più difficile per Enrico ( e quella da lui più temuta) ma tutto si risolve e alle ore
18 siamo tutti fuori.
Nei pozzi facciamo soste come ai vecchi tempi due tre speleo fermi ad aspettare ma lo facciamo
volentieri per tenere la corda a chi ci precede e fare quattro chiacchere, poi con calma guadagnamo
l’uscita e ritroviamo la luce solare.
Hanno cambiato le corde da ottobre, quando siamo entrati in Pisatela con il corso di introduzione
e quindi la risalita è più sicura, facciamo la foto di rito e ci cambiamo.
Gli autisti vanno a prendere le macchine e poi ci riuniamo a Monte di Malo.
Qualche speleo di Malo viene a vedere se siamo vivi, ma come non si fidano?????
In nove facciamo quasi 500 anni e siamo riusciti a compiere questa impresa che verrà ricordata
come la traversata storica della Pisatela.
Al bar davanti al rilievo della Pisatela, dopo otto ore di grotta si pensa già di buttarsi a letto e di
passare la domenica sul materasso.
Tutti anche Enrico ( che si è rotto l’ulna e il radio e passa la notte in pronto soccorso) siamo
contenti di aver realizzato questa impresa .
Quindi ottima gita, ottima guida, ottima la compagnia ed il resto è solo rock and roll.
claudio

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