La Targa in restauro

La Targa in restauro

Tra Luglio ed Agosto 2015 ci siamo ritrovati in sede GGT a pensare alle nostre voglie speleo e tra le varie proposte di attività è emersa la voglia di riaprire i giochi con un abisso semidimenticato che quasi si potrebbe ribattezzare abisso scomparso: l’abisso Pierangelo Spiller, Ex Abisso di Busa Maschiara in Verena.
In questi ultimissimi 2 anni poco è successo in questo abisso: qualche punta sporadica, veloce in profondità, con poche informazioni sui risultati e poi via, verso grotte più interessanti. Corde giacciono abbandonate in pozzi di posti diversi della grotta, ad aspettare chissà che.
Mi sono reso conto che sono forse l’unico che conosce tutto questo abisso dall’ingresso ai suoi vari fondi (che sono innumerevoli) e che ha in mente dove sono fermi i fronti esplorativi (che sono innumerevoli). Ho dunque parlato della cosa con chi frequenta la Sede in venerdì sera (non sono innumerevoli..) e siamo partiti.
Nel rimettere mano ad questa grotta poco frequentata è stato scelto di partire da zero cioè dall’ingresso e di evitare di fiondarci in fondo come frecce; questo ha consentito ad esempio anche a soci nuovissimi nelle esplorazioni come l’Orrido Francesco di iniziare a imparare alcune tecniche d’armo: quale miglior palestra dell’armare in grotta? Francesco è stato molto contento della scelta, infatti il primo giorno quando si è trovato col culo sopra il primo pozzone dello Spiller la sua faccia esprimeva gioia e serenità senza uguali.
Le persone che hanno voluto partecipare a questo gioco sono: Giulio, Claudio, Francesco, Albertino, Laura M.,Gianki.
I lavori che sono stati fatti fin’ora sono:
Abbiamo insegnato a tutti la strada per l’ingresso, raccontando storie e aneddoti sulle varie esplorazioni della grotta;
Abbiamo tolto la targa in legno dell’ingresso e adesso la stiamo restaurando, era spezzata a metà e tutta consumata dalla pioggia e dal vento;
Abbiamo aggiustato la recinzione del pozzo d’ingresso, che era rotta in più punti;
Abbiamo ripulito tutto il pozzo d’ingresso da svariati sassi pericolanti e piante in bilico, e lo stesso abbiamo fatto della terrazza mediana;
E’ stato fatto e controllato l’armo della calata, nei colatoi (che abbiamo ripulito dai sassi) abbiamo lasciato le corde che c’erano perché le abbiamo trovate buone ed abbastanza recenti;
Abbiamo iniziato la pulizia della cavità dal famoso cavo del telefono abbandonato (ormai mi ero stufato delle consuete domande ‘..ma cosa serve sto cavo?..’), questa pulizia è arrivata fino all’inizio del meandro di sala caffè e è nostra intenzione continuarla nelle prossime uscite (in qualunque periodo della nostra vita le facciamo). Il cavo rimosso è stato portato fuori tutto e consegnato in un Ecocentro (vi dico questo perché forse magari a qualcuno interessa sapere dove finiscono i nostri rifiuti, i nostri non finiscono in grotta ma finiscono nel posto giusto, amen).
Abbiamo riarmato con corde nuove la via fino a Sala Caffè e fino all’ingresso del Pozzo da 80, dove serviva migliorando l’armo (così Francesco ha piantato i suoi primi fix, ovviamente ridendo come un matto, ma cossa gao da ridare). La corda che calava in Sala Caffè è risultata lesionata fino a metà anima all’interno del nodo, cioè in modo non visibile: un motivo in più per sostituire le corde di tanto in tanto, no?
Ci siamo calati nel Pozzo 80, senza modificare alcunché dell’armo ma scoprendo che dopo il traverso a metà altezza qualcuno (l’ultimo a risalire?) aveva staccato l’ancoraggio del pendolino che serve a raggiungere la parete opposta e così abbiamo usato la corda che strusciava da bestie dietro l’angolo, grazie del regalino. Abbiamo poi ripristinato questo ancoraggio recuperando dal fondo corda e abbiamo aggiunto un deviatore sulla successiva calata;
Dalla terrazza di terra dove parte il pozzo Linda P…… ci siamo sporti nuovamente nel pozzo originale e, traversando con 4 fix, siamo capitati in una nicchia che dà accesso ad uno sfondamento seguito da un pozzetto che si vede che continua. Per scendere servono due manzi ben fatti all’attacco del pozzo, e torneremo a farli. Abbiamo puntato altre prosecuzioni e ce le siamo annotate nel taccuino.
Naturalmente se qualcuno ha voglia di andare a scendere questo nuovo pozzetto per proprio conto può, come sempre, accomodarsi: noi non siamo padroni di niente, lassù in montagna, neanche delle corde che abbiamo usato (quelle sono del CAI non nostre).
Forse non siamo padroni di niente neanche quaggiù in pianura ma questo è un altro discorso.
Se invece volete volete che si vada assieme ditemelo che quando si va ve lo si dice senz’altro, io in questi tempi sono impegnato nel prepararmi ad andare a respirare aria sottile per cui ho altro per la testa, ma quando sarà sarà (chiaro no?).
Dunque queste sono le cose che ci è venuto in mente di fare in questa grotta bellissima e ovviamente chi vuole unirsi nello sforzo è ben accetto.

Baciamo le mani, Gianki GGT CAI VI

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