Era da tempo che sentivo parlare Mirko e Giulio, durante le riunioni del venerdì, di ‘forra’ ma non sono mai riuscita a capire esattamente cos’è. Loro ne parlano sempre con entusiasmo ma pochi gli danno retta perché considerano l’acqua = morte.

Così alla prima occasione che è capitata, mi sono unita a loro in questa nuova avventura.

Domenica 3 luglio alle ore 7.00, ci siamo trovati all’entrata dell’autostrada di Dueville, io, Angela, Mirko ed Enrico, Maurizio e Stefania, Bruno e Marco (uno di quelli del gruppo di Schio). Eravamo un po’ tutti assonnati, ma ci ha pensato Mirko a darci una carica energetica con la sua veloce descrizione di quello che ci aspettava.

Alle 7.30 abbiamo recuperato alla birreria Trenti, Michela e Simone reduci dal viaggio di nozze. Michela tutta allegra ci ha raccontato qualche bella avventura vissuta in Islanda, mentre Simone (anche lui uno di quelli del gruppo di Schio) ha riacquistato la parola solo dopo un panino grande quanto un foglio A4, ma era già ora di ripartire in direzione Belluno, più precisamente per la Val Maor.

Siamo arrivati al parcheggio del punto di partenza verso le 10.00 e contemporaneamente è arrivato l’ultimo protagonista di questa meravigliosa giornata: Andrea.

Presi dall’entusiasmo, sotto un caldo sole di luglio, abbiamo cominciato immediatamente ad infilarci muta, sopratuta, imbrago, caschetto e tutti gli attrezzi necessari per poter iniziare.

Poiché io avevo recuperato una muta in prestito e non potevo rovinarla, Angela gentilmente mi ha prestato la sua tuta da speleo. A lei sono andati dei pantaloncini variopinti e sensuali che gentilmente Mirko gli ha prestato. Con la bandana in testa, sembrava una cestista NBA.

Vestiti come palombari, con quasi 25/30 gradi all’ombra, abbiamo aspettato Mirko e Simone (i quali erano andati a parcheggiare il furgone al punto di arrivo), distesi nelle acque del torrente. Lì con il mitico orologio di Bruno ci siamo divertiti a misurare i gradi dell’acqua: Stefania diceva 4°, io 10°, Angela 12°: in realtà l’acqua misurava 18° circa.

Quando si sono uniti a noi Mirko e Simone abbiamo cominciato finalmente a ridiscendere il torrente.
Subito abbiamo affrontato il primo ostacolo: una briglia di trattenimento ‘abbastanza’ alta (10 – 12mt?). Ci siamo calati dalla stessa attaccando la corda di Mirko su un armo già pronto. La discesa è stata un brivido perché non è come in grotta al buio. Il primo a scendere è stato Maurizio che in meno di 2 secondi era già in acqua. Il secondo è stato Andrea in quanto ingaggiato da Mirko a fare il cameraman (ha ripreso per tutto il giorno le nostre prodezze), a turno poi ci siamo calati tutti. Per ultimo Mirko che ha recuperato anche la corda.

Dopo un breve tratto aperto, inizia la forra e finalmente con i miei occhi vedo cos’è: una gola stretta e profonda, incassata nella roccia, dalle pareti scoscese, verticali e talora strapiombanti, incisa da un torrente o da un fiume.

Mentre camminavamo in mezzo a queste pareti altissime, caratterizzate da tantissime stratificazioni orizzontali di varie sfumature e colori, si era creata un’atmosfera magica; nessuno parlava, tutti ci guardavamo attorno con aria entusiasta e incredula di tanta bellezza. Come se non bastasse, i raggi del sole che  penetravano dall’alto della vegetazione, enfatizzati dalle goccioline di acqua che si intravvedevano nell’aria, creavano dei meravigliosi giochi di luce e di riflessi: un sogno.

Val-Maor-foto-di-gruppo

Ogni tanto qualche pozza d’acqua alta ci ha permesso di fare una bella nuotatina. C’è chi come Marco (quello di Schio) non mollava mai il suo sacco perché lo usava come salvagente, c’è chi come me cercava di far affogare Marco portandogli via il sacco, chi come Enrico (il temerario) si divertiva a tuffarsi da sopra le rocce sempre sotto l’occhio vigile del papà Mirko, chi come Andrea non poteva distrarsi perché doveva fotografare e riprendere ogni dettaglio, chi come Bruno si divertiva come un bambino ad osservare tutto, Michela e Simone che facevano i piccioncini, Mirko preparatissimo e attentissimo che tutto fosse sotto controllo, Maurizio che si prendeva amorevolmente cura dell’infaticabile Stefania, Angela invece si ammirava sempre i pantaloncini e il moschettone che usciva giusto all’altezza del delta…

La prima forra termina con una seconda briglia alta circa 8 mt che ti fa atterrare in un basso e largo laghetto. Lì abbiamo fatto una foto ricordo dietro alla cascata.

Val-Maor-sotto-briglia

Ed ecco la parte più divertente: i taboga ovvero gli scivoli, prima in un ambiente aperto e poi all’interno del nuovo tratto di forra con le pareti che si alzano vertiginosamente e si restringono sempre di più. Questo tratto è veramente simile alla grotta perché il torrente ha scavato sempre più in profondità e, quasi improvvisamente ci si ritrova al buio. Abbiamo anche provato a spegnere le luci del caschetto per vedere la forra in versione originale, illuminata solo dai pochi raggi di sole che a tratti riuscivano a spingersi all’interno della gola. Qualche fortunato è stato baciato (come diceva Mirko) dai raggi del sole e prontamente immortalato da Andrea.

Val-Maor-foto-lunga-di-gruppo

Ci sono dei tratti molto stretti dove la corrente è abbastanza forte tanto che Mirko, in alcuni casi, ci ha aiutati con una corda per non farci ‘risucchiare’ dai vortici.

Ogni tanto abbiamo trovato tronchi incastrati nella forra, qualche rana ed un orbettino.

Progressivamente la forra si apre e si abbassa fino a diventare un normale ruscello di montagna.

Un tratto un po’ noioso e faticoso perché c’è poca acqua, con le mute fa caldo e bisogna camminare per almeno mezzora su sassi alle volte scivolosi. Quando si raggiungere la confluenza con un altro ruscello che arriva da sinistra, si è quasi arrivati. Si prende il ruscello controcorrente, si cammina per altri 10 minuti e finalmente si arriva ai ruderi del vecchio mulino ed alla briglia che pone fine al nostro percorso. Si risale verso la strada e appena sopra si trova il parcheggio dove Mirko e Simone hanno lasciato il furgone.

Val-Maor-foto-al-parcheggio

Qui alcune scene comiche: Angela che per aiutarmi a togliere la muta cade in mutande dentro ad un cespuglio di ortiche, Enrico con una fame da lupi voleva mangiare un panino che nessuno reclamava (era di Bruno ma se ne è accorto tardi) e Mirko che gli tirava le pezze (tutti noi incitavamo Enrico a mangiarlo!), poi tutti ammassati dentro al furgone come profughi in fuga sentiamo dei rumori strani. Facciamo tornare indietro Mirko convinti che avesse perso qualcosa e nel mentre qualcuno emette una flatulenza decisamente odorosa … gente che si lamentava, gente che voleva aprire gli sportelli in corsa, gente che come me che cercava di restare in apnea.

Alla fine siamo ritornati al punto di partenza iniziale e, aperte le porte, respiriamo a pieni polmoni l’aria fresca. Alla fine non scopriamo chi ci ha donato parte dei suoi gas intestinali, ma scopriamo che era il cellulare di Mirko quella cosa che era rotolata via (fortunatamente volata dentro ad un buco nel furgone). Le braccia lunghe e magre di Simone hanno permesso di recuperarlo.

Dopo una buona fetta della torta di Angela, siamo andati a bere una birra nel Castello di Zumelle.

Birra-castello-di-zumelle

Poi Maurizio e Stefania ci hanno salutati e sono andati a casa, mentre noi, non ancora stanchi (ok qualcuno ha dormito in macchina, anche con la bocca aperta), siamo andati a mangiare qualcosa alla birreria Cornale… non senza qualche peripezia.. d’altronde alla gente che va in forra piacciono le avventure (tipo le inversioni a U in statale).

La giornata è stata divertente, veramente bella non solo per l’emozione di aver fatto la mia prima forra, ma perchè passata in buona compagnia e con persone (anche quelli di Schio) veramente simpatiche.

Se mi è piaciuta la forra? Vi dico solo che ho acquistato la muta, così non devo più chiederla a nessuno e sono già pronta per la prossima avventura!

Ade