Sono stata alla riunione del Gruppo Grotte stasera: una riunione lampo.
Piove e questo fine settimana non si va da nessuna parte.
Stasera sono triste.
Penso anche che forse è venuto il momento di lasciare il Gruppo Grotte per alcune incomprensioni che sono successe e che si trascinano da tempo e che tra l’altro hanno poco a che fare con il gruppo speleo.
Poi mi dico che devo trovare una soluzione a tutto questo e penso che l’unico modo per capire cosa devo fare è scrivere. Ma scrivere cosa?
Salgo in macchina e mi accorgo che è volato un anno da quando ho fatto il corso di introduzione alla speleologia. E mi viene automatico pensare a tutte le cose belle che sono successe e che ho imparato questo anno… Sì, sono una ex impedita…
Ho raggruppato i pensieri e mi si è accesa una lampadina: ecco di cosa voglio parlare! Voglio mettere per iscritto perché mi piace andare in grotta!
Magari sarà già stato scritto più e più volte da un sacco di gente, ma voglio scrivere proprio questo! E una volta scritto tutti possono leggerlo.

Mi sono iscritta al corso proprio la sera in cui iniziava la prima lezione. Non avevo mai sentito parlare di speleologia, non sapevo neanche esistesse della gente tanto scoppiata da infilarsi dentro meandri e voragini di ogni genere.
Non sapevo davvero cosa aspettarmi. Li guardavo spaesata e un po’ titubante, ma erano tutti gentili, simpatici e tranquilli e lì in sede mi sono sentita bene. Non hanno fatto commenti, non mi hanno giudicata, non mi hanno guardata dall’alto in basso. Erano un po’ increduli perché di donne speleo non se ne vedono molte (e credo che poche resistano in grotta), ma contenti perché il gruppo si allargava.
Gli speleo sono delle persone semplici. Questa è forse una delle prime cose che ho imparato.

Un po’ alla volta ho iniziato a conoscerli, a capire quale era l’ordine esatto degli strumenti nel cambio attrezzi e ad attaccare correttamente la longe.
Quando sono scesa dal mio primo pozzo mi sono sentita leggera e forte; non avrei mai pensato che un giorno avrei avuto il coraggio di affrontare una cosa del genere! Mi veniva da piangere e mi sentivo fiera di me e ringraziavo la terra che mi aveva permesso di andare giù a dare un’occhiata.
Giù dal pozzo avevo un sorriso a 92 denti. I primi arrivati in fondo aspettavano pazientemente tutti gli altri. C’è anche chi canta e chi ti fa gli scherzi.
In grotta si fa il tè caldo da bere tutti insieme, se uno è più stanco ci si ferma ad aspettarlo, ci si controlla a vicenda. C’è anche chi si accende la sigaretta usando la fiamma del casco del vicino.
Gli speleo sono persone che in grotta condividono chiacchiere, cibo, risate, fatica e metri di corda.

Ci si fa luce uno con l’altro, oppure si può scegliere di spegnere le lampade e stare per un po’ ad apprezzare il buio “buissimo” dell’abisso, ma non ci si sente mai veramente da soli.
Mi ricordo un episodio successo quest’inverno in Rana.
Stavamo uscendo dalla grotta dopo un bel giro di poche ore. Dietro di me c’erano Fatina e Clem che parlavano della loro famiglia, dei figli e si confrontavano sulla loro quotidianità. Più avanti, invece, Figata investiva Claudio con una serie di 200 domande al minuto; li sentivo parlare, parlare… stavo lì, sospesa a metà tra i due gruppetti e ascoltavo in silenzio divertita… mi ricavavo il mio spazio e la grotta mi proteggeva come un guscio, mi sentivo a casa e stavo bene. Quando mi hanno chiesto di unirmi ai loro discorsi non ho risposto, ma sapevo che avevano già capito che avevo bisogno di stare da sola con la grotta. Mi rendevo conto che dopo tanto tempo mi sentivo finalmente serena. E quasi mi allontanavo dalle loro voci e ascoltavo il silenzio, toccavo le pareti e mi sentivo al sicuro…
Gli speleo rispettano tempi e esigenze degli altri.

Mano a mano che diventavo un po’ più capace mi sentivo meglio e più sicura di me, ma c’erano molte altre sfide che dovevo superare.
Sempre in Rana ricordo un altro episodio.
Eravamo in esplorazione e anche in questo caso stavamo uscendo dalla grotta. Mi sono trovata ad affrontare una strettoia in salita senza appigli. Ho provato a risalire ma non ci sono riuscita, ho riprovato, mi sono sforzata in tutti i modi ma niente. Mi sentivo impotente, completamente svuotata, senza forze e anche un po’ arrabbiata con me stessa. Pensavo che sarei rimasta lì. Non ho chiesto aiuto. Sono orgogliosa. Davanti a me Claudio guardava la scena e stava in silenzio. Aveva capito che era una cosa più forte di me.
Dopo un po’ ha teso una mano e un cordino e mi ha tirata fuori di peso, senza dire niente.
Quella è stata una bella lezione.
Ho imparato che così nella vita come in grotta, quando hai bisogno puoi e devi chiedere aiuto e ci sarà sempre un amico che ti dà una mano. Claudio è davvero un amico, così come tutti gli speleo.
Gli speleo hanno un forte senso dell’amicizia e del rispetto.

Clemente mi ha fatto notare una cosa molto bella: in grotta non ci sono ricchi o poveri, infermieri, liberi professionisti o operai… in grotta si è tutti uguali, cioè persone con delle necessità primarie accomunate dalla passione per la grotta.
Anche la distinzione uomo donna quasi sparisce. Mi spiego meglio: se c’è da portare un sacco da 10 kg di corda te lo devi portare, se c’è da strisciare per 50 metri devi strisciare, non c’è nessuno che lo fa per te e se non ce la fai ti fermi e qualcuno aspetta con te finché non riprendi le forze. Non hai agevolazioni, non hai sconti solo perché sei una donna, ma vieni trattata da tutti gli altri speleo con rispetto e lo sforzo che ti è richiesto è solo quello proporzionale al tuo fisico.
Ho imparato che in grotta (e non solo) bisogna essere corretti, prima di tutto con se stessi, poi anche con gli altri. E ho imparato che in grotta (e non solo) bisogna fare attenzione perché qualsiasi errore o distrazione potrebbe fare del male non solo a noi stessi, ma anche agli altri.
Gli speleo sono corretti e attenti.

Ho passato tutta l’estate in grotta e sono diventata un po’ più veloce a sbrogliare le corde e a pedalare; non ho più il fiatone. Ho conosciuto nuove grotte e nuovi speleo anche di Verona: mi hanno fatto sentire parte anche del loro gruppo.
In grotta ti spingi fino in fondo al pozzo. A volte anche nella vita finisci in fondo a un pozzo, quasi senza accorgertene, come era successo a me anni fa. Quando sono entrata al Trevisiol parlavo a mala pena. Ho trovato persone pazienti e attente che mi hanno aiutata, senza saperlo, ad uscire dal fondo, frazionamento dopo frazionamento.
Fermandomi e lasciandomi pensare con calma a quello che stavo facendo e ai progressi che stavo ottenendo.
Non finirò mai di ringraziare la mia amica Marilù per questo, per avermi spinta a frequentare questo corso.

Circa mese fa ho parlato con Gianki. Gli ho chiesto cosa devo fare per migliorare la tecnica e capirne un po’ di più di moschettoni, corde, piastrine, ecc…. Non sapevo bene quale era la mia motivazione, ma sentivo che dovevo fare un altro passo speleologico.
Ecco, ho capito: vorrei fare il corso di perfezionamento e diventare brava per riuscire ad aiutare le persone a venire fuori dai pozzi, così come è successo a me.
Quindi chiedo ai miei speleo amici di darmi una mano perché questa cosa possa diventare realtà. Non chiedo niente altro.
Sto iniziando a capire come disarmare, la differenza tra un coniglio e un farfalla, e tra le varie piastrine. Guardo come fa Maceria, che è veramente bravo e penso che ho molto da imparare anche da lui. Sembra che faccia tutto senza fatica, si muove veloce e tranquillo e fa armi che per me, al momento, sono impossibili.
Gli speleo si stimano reciprocamente.

Questo è quello che ho imparato quest’anno. Vi sembra poco? Voi vi rinuncereste?

Questo discorso è per tentare di far capire anche a chi non sa niente di grotta cosa significa per me, cioè star bene, divertirmi, imparare un sacco di cose e condividere nuovi mondi inesplorati con i miei speleo amici.

Quindi lascio volentieri la tristezza di stasera alle persone che si rifiutano di capire le mie motivazioni e penso che a conclusione di tutto continuerò a far parte serenamente di questo Gruppo Grotte e a migliorare la mia tecnica, se vorrete aiutarmi.

Gli speleo sono persone che esplorano ed esplorando imparano a conoscere se stessi.
… e come mi hanno insegnato: tutto il resto sono solo cazzate!

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