Domenica sera, inverno, una giornata passata tra l’ozio e il lavaggio del materiale speleo. Suona il telefono: è il buon Maurizio Da Meda. “Ciao Pelliccia! Com’è andata ieri in Rana al Passaggio del Guano? A proposito, perchè non fai un articolo per Piccole Dolomiti su quello che hai fatto quest’anno?” Accetto la sfida, tanto sarà un articolo breve; non mi pare di aver fatto granchè quest’anno.

Butto giù un po’ di nomi delle grotte dove sono andato quest’anno: Bigonda, Mangiaterra, Giacominerloch, Rana, Blade Runner, Spiller, nel Carso, Apuane, Corso di Tecnica del gruppo, Corso d’Introduzione… ah però.

Forse mi sbagliavo.

Partiamo subito nel raccontare le gite cosiddette turistiche allora: GROTTA DELLA BIGONDA: fatta i primi di gennaio con le mie socie Angela e Ade, ragazzi dei gruppi di Malo e di Valdagno. Finalmente ho avuto l’occasione di visitare le enormi gallerie e il ciclopico sistema di scarico degli infiniti sifoni che caratterizzano questa grotta. Bellissima grotta (e bellissime foto)!

GIACOMINERLOCH: è stata la mia prima volta al Giaco. Questa volta eravamo io e la mia socia Paola insieme ai ragazzi di Schio. Semplice gita fino al “polentone” mentre i più agguerriti andavano a esplorare sul fondo. Quest’ultimi tornati fuori la sera in condizioni semi-pietosi, grandi! Fantastico il salone in fondo al secondo pozzo (luogo che è stato raggiunto per la prima volta a inizio ‘900 da dei veri e propri esploratori, mitici).

BINTHLOCH: gita organizzata dai ragazzi di Bassano in cui mi sono imbucato grazie alle mie socie Angela e Ade, insieme con speleo di Padova, del Proteo e di Schio. Bella compagnia. Grotta tutto sommato semplice, pochi grandi vuoti, alcune strettoie, niente di chè, una grotta da tutti i giorni si direbbe. Solo che in certi punti ha concrezioni fantastiche (anche concrezioni eccentriche) assai rare considerando che siamo sull’Altopiano e questo la eleva a grotta speciale.

BUCA DEL PRESTIGIO: gita pensata per i neoex-corsisti per non fargli dimenticare subito quello appreso durante il corso. Uscita numerosa: oltre a me c’erano Enrico, Antonio e Luisa (ex-corsisti) più Angela, Mirko P., Mirko R., Marco e Michela. Anche questa grotta relativamente semplice con certi ambienti molto grandi (vedi salone alla base del pozzo d’ingresso). Ex-corsisti bravi eh, ma lenti….

BUSO DELLA RANA: beh devo essere sincero, non ricordo di quante ne ho fatte e con chi si sono andato ogni volta… mi ricordo però di aver portato dei miei amici una ad una gita organizzata dal gruppo in cui c’erano due sorelline, una di 12 anni circa e l’altra di neanche 10; beh quando è arrivato il momento di dover decidere se passare o meno per il Ramo delle Marmitte e la madre ha negato alla figlia più piccola di andarci perchè veniva da una settimana di febbre, lei si è messa a piangere come quando al giorno d’oggi neghi ad un bambino l’uso del suo nuovo Iphone 5000s. Che spettacolo.

Con le gite ho concluso, ora passiamo alle uscite di lavoro/esplorative:

ABISSO DEL MANGIATERRA: la grotta più profonda dei Berici era stata messa (volontariamente) nel dimenticatoio finchè non è stato deciso di riprenderla in mano e vedere se ci sono prosecuzioni e cambiare il materiale rimasto in quel fangaio maledetto per almeno 3 anni senza che nessuno più ci andasse. Prima uscita: sostituzione corde secondo, terzo e quarto pozzo; non del P45 finale. Niente da segnalare. Seconda uscita: sostituzione corda P45. Qui invece c’è da segnalare che non me la sono sentita di starmene con il fondoschiena alla mercè di 50 e rotti metri di vuoto per andare a sistemare un armo, l’ho fatto fare allo spilungone Gianki (grazie ancora Gianki). Terza uscita: esplorazione sul fondo e tentativo di risalita alla base del secondo pozzo. Nessun esito ma noi non molliamo e ci torneremo il prossimo anno. Partecipanti oltre a me: Gianki, Katia, Mirco R., Ade, Angela, Michela, Diego, Marco (GGS).

ABISSO SPILLER: conclusione dell’immane lavoro di rilievo dell’intero abisso che la grande Michela ha intrapreso con il rilevamento del Ramo Pretenzioso e con il tentativo di discesa dell’ultima parte del P70 (tentativo perchè la corda non bastava e mi sono trovato penzolante a metà pozzo). Partecipanti oltre a me e Michela, i Benemeriti (Paola e Silvio).

MULINI DI ALONTE: è una grotta che non mi piace: non serve l’imbrago ma è colma di fango e aria irrespirabile e c’è un passaggio basso in cui baci letteralmente il pelo dell’acqua. Ma dato che i nostri bravi e caparbi speleosub hanno trovato diversi fossili al di là di un sifone, l’intero gruppo si è mobilitato per permette a questi sub di poterli documentare, recuperare e consegnare al Museo di Scienze Naturali di Montecchio Maggiore. Fatto sta che ho fatto lo sherpa 2 volte ripagato però da ottimo cibo e bevande grazie alla nostra grande organizzazione. Partecipanti praticamente tutto il GGT e non solo.

ABISSO GALLO CEDRONE: questa è stata la vera sorpresa del 2017. Doveva essere una semplice gita con Gianki, la Katia e Fabio in una meravigliosa grotta in Altopiano e si è trasformata in esplorazione e ritrovamento di pisoliti. Ho già descritto tutto in un articolo pubblicato nel nostro sito.

BLADE RUNNER: è la grotta in cui ho speso più uscite di tutte quest’anno, almeno 5. Si trova in Altopiano, è orizzontale, tira un’aria gelida degna della Siberia ed è a 2 passi da un dolina enorme. Ci sono tutte le premesse per poter chiamare un giorno questa grotta con l’appellativo di “abisso”. Ma per il momento non abbiamo ancora trovato il pertugio giusto. Qui ci sono stato praticamente con tutti i soci GGT e non solo.

BUCA DEI FRANCESI: abisso in Garfagnana nelle Apuane. Grotta esplorata negli ultimi tempi solo dai Benemeriti Paola e Silvio praticamente. Descrizione della grotta: fino a -250 è tutta stretta, poi fino a -500 circa sono solo pozzi. Obiettivo: arrivare sul fondo a -500 e scendere un pozzo da 100 m circa. Presenti io, Gianki e i Benemeriti ovviamente. Un calvario di 20 ore. Da quella volta ho capito che cosa vuol dire “strettoia” per Silvio e cosa si prova ad affacciarsi sopra un pozzo da 100 m. Nota positiva gli arrosticini abruzzesi originali mangiati appena usciti di grotta (ore 7 del mattino). Grazie Silvio!

ABISSO FAROLFI: abisso del complesso del Monte Corchia. Qui sono stato invitato da Gianki a prendere parte a una rivisitazione del Ramo -350 che sta portando avanti Marco Frati. La prima volta siamo arrivati all’incirca a metà per mancanza di corde, mentre la seconda volta che ci sono stato, quasi sul fondo di questo ramo, Gianki ha completato egregiamente una risalita di 50 m che porta ad un livello superiore del ramo dove, in una successiva uscita in cui non c’ero, è stato scoperto che c’era già stato qualcuno… peccato.

BUSO DELLA RANA: la Michela e Simone hanno trovato un nuovo ramo al Buso della Rana, si trova dopo il ramo Mquadro. Questo ramo è stato dedicato al nostro socio storico Alberto Rossi scomparso di recente. La settimana dopo la scoperta la Michela è molto su di giri e andiamo io, lei e la Paola in esplorazione di questo nuovo ramo. Beh dalla zona fossile dov’eravamo siamo riusciti a scendere di nuovo nella parte attiva della grotta con una piccola forra che punta dritta al Ramo Principale, il problema è che il cunicolo è troppo basso e bisognerà tornare con la muta come minimo. Concluse anche le uscite di lavoro/esplorazione passiamo al lavoro didattico:

CORSO DI TECNICA INTERNO: dopo che io, la Paola e l’Angela abbiamo fatto il Corso Nazionale di Tecnica nel 2016 e siamo diventati ISS, confrontandoci un po’ con il resto del gruppo, ci siamo resi conto che poteva crearsi un gap importante tra quelli “bravi” (che sanno armare, che fanno profondità, più allentati ecc) e quelli “scarsi” (gente appena uscita dal Corso di Introduzione ad es.) e con quest’ultimi che rischiano di essere tagliati fuori dalle normali uscite speleo. Il GGT è corso ai ripari organizzando un Corso di Tecnica all’interno della Sezione del CAI di Vicenza (infatti potevano partecipare solo chi aveva la tessera di Vicenza, mi spiace per gli altri) dove si insegnava agli “scarsi” le tecniche d’armo e qualche tecnica di progressione in più. C’è stata una buona partecipazione da parte del gruppo ed è servito a molti dato che penso abbia contribuito ad accrescere l’entusiasmo di diversi soci. Abbiamo fatto un paio di palestre ma il momento clou è stata la gita nel Carso Triestino con l’armo dell’Abisso di Gabrovizza e della Grotta Tom (anche qui, mia prima volta in Carso, da tornare).

CORSO DI INTRODUZIONE: il GGT ho organizzato il consueto Corso d’Introduzione anche quest’anno. I corsisti erano solo 3 e, devo ammetterlo, hanno messo alla prova le doti didattiche e di pazienza di tutti noi istruttori. E’ stato un corso sia per loro, che apprendevano le nozioni base per non ammazzarsi in grotta, che per noi, che abbiamo compreso fino a che punto arrivano le nostri capacità istruttive. Uscita conclusiva del Corso è stata al raduno Finalmente Speleo al Buranco da Urpe (Buco della Volpe in dialetto savonese), verticale si, ma molto stretta. E piena di insetti per la gioia di Enrico.

TORRE DEI MATERIALI: ho anche partecipato ad una giornata didattica organizzata dall’O.T.T.O. veneto in cui si testano le resistenze di vari materiali che portavamo noi e cosa succede se un frazionamento cede, molto interessante perchè tutti i partecipanti si sono resi conto pienamente cosa succede se una corda struscia sulla roccia…

Finito, non ho fatto praticamente nient’altro degno di nota speleologicamente parlando.

Quest’articolo sembra un monumento al mio ego ma l’ho scritto semplicemente per poter divulgare ad un pubblico appassionato come me di montagna di cosa si riesce a fare in un solo anno; ogni uscita in grotta è stato un immergersi totalmente in un ambiente naturale e incontaminato accompagnato sempre da gente meravigliosa visitando ambienti meravigliosi che l’uomo non riuscirà mai a replicare.

Perchè in fondo in fondo l’artista più bravo resta sempre Madre Natura.

Pelliccia

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