Tratto da un vocale che Stefano De Boni mi ha mandato su whatsapp.

In Poscola 18/02: 

Io non vorrei raccontare della grotta in se, mi piacerebbe di più raccontare dell’esperienza che ho avuto.

Innanzitutto è stato molto bello mettersi un’intera muta e andare in acqua finalmente coperti (!).

Vi giuro, fra tutto, tutto quello che uno può avere freddo… tutto ma… “le maracas” con l’emicrania è la peggior cosa! 

Dunque è stato bellissimo vagabondare nell acqua e rinfrescarsi senza avere un “nut-cracker”. A questo un doveroso GRAZIE al maestro Mao per il prestito della muta, sia per me, che per l ‘Eleonora.

E… cosa devo dirvi…è bellissimo andare via con Frank!(ricordatevi questa frase per il finale!)

Oh! Finalmente un PERSONAGGIO, anche forse un po ‘pazzo a detta di alcuni, ma nel buon senso secondo me. Frank è svitato, ma diamine è tosto, mi piace questa cosa.

Ma forse la cosa più bella della giornata che mi è veramente piaciuta: il collettivo aiuto.

Quello mi è sembrato proprio un vero andare in grotta per veramente aiutarsi. Un “sacrificio” per gli sherpa, ma per supportare una persona, lanciarla avanti.

Una nobile causa, ”mi son proprio sentito parte del gruppo” e che ho contribuito. Mi è piaciuto assai, penso anche ad Eleonora che aveva il solito sbrillucichio negli occhi da chi è assetato di avventura… soprattutto dopo averle dato una muta praticamente rosa in cui, finalmente, si crogiolava nel caldino!

  

E’ stata un po’ una sofferenza, ma non tanto per la grotta in se che è ok, non è un problema, è molto bella e divertente, con molte strettoie e ambienti bellissimi, ricchissima di fossili e corridoi scavati dall’acqua praticamente quasi costantemente ortogonali tra di loro, con qualche vaschetta d’acqua o meglio dire pocia (!) per rinfrescarsi e fare un ricambio interno nella muta tra sudore ad acqua…

La vera sofferenza è stata tirarsi dietro il trappellotto in metallo che mi portavo appresso: le scalette, due pezzi a me uno ad Ele.

Non era tanto il peso, ma più che altro era un po’ scomodo e spuncioso. Si attaccava ed ancorava un po’ dappertutto dato che erano spazi stretti.

Fluo è morto, poveretto, tirandosi dietro una bombola e morendo di caldo. Il tutto forse dovuto anche per qualche classica bravata la sera prima con qualche donzella e qualche bottiglia di gin….bella vita rubacuori!

Il direttore cinematografico e nonché anche la star del film gocciolava dal naso, l’ho visto creare una cascata dalla faccia ad un certo punto, era fradicio di sudore. Frank in tutto questo trovava anche il tempo e lo spirito per raccontare di quella volta che il Diego lo portò per la prima volta in Poscola e lui, disgraziatamente, si vestì con una muta stagna (!): probabilmente diventò come l’omino della Michelin e per quello, quella volta, non passarono da nessuna parte…. 

Scherzi a parte si vede che quella volta intravide qualcosa in quella pozza d’acqua terminale…

E il Pelliccia… Pelliccia! Pelliccia è stato zitto per tre quarti di giro. Ad un certo punto l’ho sentito smadonnare. Forse perché sotto sotto il soprannome da combattente in grotta in realtà trapelava una verità: uomo caloroso!

Probabilmente non ne poteva più del caldo. infatti si è fermato e si è tolto il top della muta da 3 mm… che era sopra a quella da 2…sembrava di vedere David Hasselhoff in slow motion in una puntata di Baywatch… molto arrapante… fumava tutto! più di Deny in grotta (ahhaha!)

Non ce la faceva più, stava esplodendo di caldo!

Dopodiché ricominciò a vivere, a parlare. Da li ho capito in che situazione fosse! Deve avere sofferto come un cane. 

In più, per arrecare ancora più danno.. o bellezza..mha.. al nostro giro: abbiamo deciso di sbagliare strada.

Fluo ne è stato molto contento (!). Da lì è partita una serie di lamentele, citazioni del mal di testa che aveva dalla mattina…. ma poi al ritorno, dopo aver scaricato il bottino e aver completato la sua missione: mal di testa sparito. Vero guerriero.

 

Mi ha fatto un senso boia, alla fine, nel sifone terminale,vedere Frank che spariva sott’acqua dopo un metodico rituale di preparazione per l’immersione.

Nella mia vita ho sempre fatto sport e molto spesso sport che molti considerano “estremi”. Mi sono molto spesso trovato in situazioni veramente precarie e isolato dal mondo magari appeso su qualche gigantesca parete delle Dolomiti, ma riuscendo sempre a controllare le mie emozioni, valutando i rischi e capendo i miei limiti.

Una sola cosa mi ferma e mi pietrifica: la fobia di annegare,specialmente in luoghi confinati. Non ne ho il controllo.

In quel momento mi sono perso per un momento, un attimo. Ho pensato subito: “questo potrebbe essere vermanente pericoloso”. 

“Metti che questa sia la sfigata volta che gli succede qualcosa…cosa faccio? Come mi comporto? Potrei non essere razionale come sempre ed andare in panico… Io sono lì…lui è di la.. non potrei fare niente..”.

Mi sono accorto che stavo affrontando una grande sfida con me stesso. Probabilmente, sono sicuro, era un immersione abbastanza banale, con pochi rischi, ma il mio cervello in quel momento ha fallito. La mia calma da Inglese scomparsa.

È la prima volta in grotta che ho pensieri negativi. Non mi ha fatto neanche troppo senso subito all’inizio dove Frank ci ha mostrato il masso dove purtroppo ci ha lasciato le penne lo sfortunato che è andato a battere con il martello nel soffitto e gli è caduto tutto addosso.

In tutto questo ero li, seduto nel pozzo, che pensavo e affrontavo una battaglia incredibile chiuso in me stesso e Frank riemerse dalla prima esplorazione.

E’ ritornato lasciando giù la scaletta che si era portato appresso, sfortunatamente non riuscendola a farla passare per una curva a gomito. Mi ha detto: “vado ad esplorare!” E mi ha dato il capo della sagola in mano e mi ha detto: “Tieni!” Ed è sparito sott’acqua.

In quel momento ho realizzato, vedendolo illuminare l’acqua che ormai sembrava più un minestrone: “se io dovessi mollare questo capo… potrebbe essere che lui si possa trovare in una bruttissima situazione!”

La pausa dal mio trans mentale era finita. Ho ripreso ad avere mille pensieri ed istintivamente, come se stessi tenendo il mio compagno di cordata con le mani, feci un paio di giri della corda attorno prima ad una mano, poi all’altra mano… come se fossi pronto a prendere una potenziale caduta.

Ho sentito una grande responsabilità. Gli altri mi parlavano ma era come se non esistessi. Ero solo per Frank. Sono diventato una pietra. Un ancoraggio.

 

Decisi di stare per ultimo nella fila di ritorno. Sapevo che avevo bisogno di ricompormi.

 

Sento che ho maturato un’esperienza importante che magari a voi potrebbe risultare banale o magari tremendamente negativa, invece sento di essermi esposto alle mie paure e penso di volerlo rifare più spesso. Ai giorni d’oggi è facile sedersi sul “divano del comfort e sicurezza”… 

A me piace affrontare con razionalità situazioni potenzialmente pericolose e valutarne con molta precisione le probabilità e i rischi/danni. L’ho sempre fatto, anche di mestiere.

Vi ringrazio gruppo GGGT un po’ per tutto in realtà ma anche per illuminarmi la via nei momenti di più buio