Mercoledì 25 Aprile, festa e splendida giornata di sole… Perfetta per l’esplorazione di una forra poco conosciuta e irraggiungibile come le cascate del Pach a Rotzo…

In realtà la prima cascata è visitabile percorrendo un bellissimo sentierino che dal paese di Rotzo scende nel bosco e arriva alla base della grande parete, per poi proseguire con un giro ad anello e ritornare in paese ma gli altri salti di acqua e roccia che scendono verso la più conosciuta Val d’Assa sono percorribili solo con tecniche speleo alpinistiche e da un sopraluogo fatto questo inverno in compagnia di Marco Fochesato abbiamo appurato che i vecchi ancoraggi artigianali di almeno 25/30 anni fa partono alla base della prima cascata e si fermano poco più in basso quindi per noi questa discesa è assolutamente nuova e siamo certi che nessuno l’ha percorsa da molto molto tempo…

La squadra è composta da me, Mirko Palentini, Fabio alla sua prima esperienza in forra e Enrico Piva detto maceria, resuscitato ex socio GGT.

PRONTI A PARTIRE

8.30 ritrovo e poi colazione e via verso la Val D’Astico, lasciamo un auto al cimitero di Pedescala e con il furgone su a Rotzo alla partenza del sentiero di accesso. Alle 10.00 siamo all’attacco della grande cascata e cominciamo ad armare i primi ancoraggi che con un mancorrente di alcuni metri mi permette di arrivare sulla verticale di calata e qui piazzo una bella catena fuori dal flusso di eventuali piene. Valuto la discesa sui 40mt e indico a Enrico di approcciarsi per la discesa, fischietto in bocca e giù a valutare la regolazione della corda. Ad un certo punto sento due fischi e so che devo dare ancora corda ma accidenti mi sono rimasti solo 2mt di una 45 nel sacco e la cascata non è ancora finita. Imprecazioni un varie lingue impronunciabili e decidiamo di fare una sosta su una cengia intermedia per spezzare la verticale.

FABIO SCENDE I PRIMI 40MT

Scende anche Fabio che è alla sua prima esperienza e se la cava alla grande, disarmo il mancorrente, appronto la mia calata e scendo anche io godendomi alla grande questo maestoso salto che sembra nessuno avesse vai attrezzato e sceso.

SOSTA SULLA CENGIA

Arrivo alla cenga e raggiungo gli altri, piantiamo una sosta e scendiamo di altri 13mt e alla base realizziamo di aver appena sceso un salto di 60mt… alla faccia della mia prima valutazione!!! Diciamo che almeno per i prossimi che scenderanno non serviranno più corde lunghe e pesanti ma ne basteranno 2 da 45mt, pausa foto e si riparte ad armare gli altri saltini doppiando o sostituiendo i vecchissimi armi che si incontrano lungo il corso del torrente. 14mt poi 6mt oltre ancora altri 10mt e poi una mancorrente in leggera discesa di circa 10mt per arrivare sulla sommità di un bellissimo salto di 25mt dove piazzo un altra bella catena e scendo su corda fissa a valutare il da farsi, sono già le 15.00 del pomeriggio e comincia a fare tardi.

ENRICO NEL 4 SALTO

L’ambiente è meraviglioso, la primavera è esplosa con un abbondanza di colori e profumi incredilbili e io scendo in appoggio su una serie di piccole cenge degradanti e atterro in un piccolo laghetto da cui riparte il torrentello. Mi scancio e scendo ancora in libera alcuni metri fino ad un punto in cui sembra sparire tutto all’improvviso, li per li mi strizza un po il culo perchè non mi aspettavo di trovarmi all’improvviso di fronte ad un baratro del genere, ritorno sui mie passi qualche metro e mi distendo a pancia in giù per avvicinarmi meglio e verificare cosa ho esattamente davanti e non credo ai miei occhi, la valle all’improvviso si spalanca e l’acqua precipita lungo una paretona di almeno 100mt.

LA CASCATA PRECIPITA E NON SI VEDE IL FONDO

Non ci sono segni di passaggio umano, non ci sono vecchi ancoraggi, non c’è verso di scendere e faccio qualche foto per capire cosa ho davanti al mio naso incredulo, a destra vedo una valle secondaria che si innesta lateralmente e fantastico che potrebbe essese da li che scenderemo la prossima volta.

Arrampico tra muschio e rocce bagnate e con una certa difficoltà risalgo fino alla corda prudentemente lasciata fissa per risalire e piano piano torno dai miei amici e racconto cosa ci aspetta poco più avanti, siamo tutti increduli e gasatissimi ma è tardi e ci aspetta ancora una durissima risaluta nel bosco con le mute e i sacchi pesantissimi.

SALTO DA 25 A GRADONI

Alle 17.00 siamo finalmente al furgone, non siamo scesi fino a Pedescala ma chi lo avrebbe mai immaginato che a 1 ora di macchina da casa ci fosse un angolo di altopiano così selvaggio e sconosciuto che forse siamo i primi ad aver esplorato.

La prossima volta, determinati e agguerriti, scenderemo finalmente fino a Pedescala e allora potremmo dire di aver vissuto un avventura senza paragoni, peccato che con il passare delle settimane l’acqua delle cascate andrà esaurendosi e probabilmente la scenderemo in secca ma chi se ne frega… una cascata da 60mt e poi un altra maestosa parete ancora da valutare saranno obbiettivi incredibili per piccoli uomini a caccia di emozioni forti.

Mirko Palentini

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