Eravamo in quattro e c’ abbiamo provato ma il baratro è proprio da brivido

Siamo in quattro sabato mattina, Mirko e  Mario, Janky e Nadia. Tappa canonica in pasticceria Farisato e via verso una nuova discesa nella grotta che nell’ultimo mese mi ha fatto sognare nuovi mondi mai illuminati e terreni mai calpestati.

Janky viene per la prima volta con l’dea di iniziare il rilievo ma poi decidiamo di andare giù tutti e così scendendo riarmo per bene e sistemo sia una corda pulita e anche le maglie rapide così adesso è tutto ok,  sistemiamo un corrimano sia alla base del 30 e anche sul saltino che porta alla condotta così non ci pensiamo più e tutti passano in sicurezza. Come sempre tanto fango ma l’aria sembra aver cambiato senso, adesso aspira e pare anche un po + caldo.

IL VICENZA HA PERSO ANCHE STAVOLTA

Alla base del saltino da 9 facciamo una piccola pausa e poi giù ad allargare l’ingresso del baratro, mi infilo fra la frana mentre Mario inizia ad allargare e subito urlo per dare l’idea ai miei compagni di cosa ci sia più in là e loro non credono alle loro orecchie, credo che nessuno si aspetterebbe un eco del genere ma il rombo dei macigni che inizio a buttare giù lascia tutti senza fiato.

Puliamo per bene tutta la cengia e nel frattempo il passaggio d’ ingresso è diventata una porticina inclinata grazie al super attrezzo “Mariosport” tanto fantomatico quanto efficace nelle mani del suo inventore-esploratore.

Tento di scendere verso sinistra per raggiungere una cengia inclinata da dove l’acqua della grotta sembra buttarsi nel pozzone ed in effetti appena sceso poggio i piedi su sassi instabili incollati tra loro dal fanghetto portato già dal rivolo d’acqua della condottina e chiedo al buon Janky di venire giù anche lui con la sua potente luce per cercare di illuminare un po meglio questo gigante buio e con lo scurion non si riesce nemmeno ad illuminare il fondo.

Dalle prime occhiate diciamo che l’abbiamo sottostimato inquanto butterei là due misure: largo 25/30×15 e profondo dai 40 ai 50mt il problema è che i primi metri sono tutti marci e io non me la sento di scendere di +.

Ci prova Mario ma poi rinuncia anche lui e nel frattempo sono le 16.00 e Janky e Nadia decidono di uscire, noi due decidiamo di tentare più in alto e traversiamo sul tetto ma anche più su non troviamo niente di buono e dopo qualche metro sarebbe da frazionare ma Mario saggia e risaggia ma la roccia o è marcia o troppo fratturata e contro voglia dobbiamo desistere.

Forse ci vuole qualcuno di + audace o un po + di fortuna, insomma sto baratro si sta facendo desiderare ma ne vale la pena e scendere in sicurezza non ha prezzo. Riassumendo possiamo dire di essere sbucati alla sommità di una grande verticale impostata in senso opposto alla condotta che abbiamo seguito fino ad ora, almeno così mi sembra e per quello che abbiamo potuto vedere sembra non essere finita qui perchè alla base, sotto ad un gigantesco crollo che si vede sulla parete opposta, i sassi continuano a rotolare mentre la parte della base parzialmente illuminata da Janky sembra scendere verso sinistra proprio sotto la cengia che avevamo provato a scendere all’inizio.

Avanti miei prodi che adesso oltre ad essere la + fonda dei Berici forse abbiamo trovato anche l’ambiente unico + grande mai esplorato sui nostri colli, ebbene sì siamo sui colli e non in Altopiano.

AAA speleogeologo cercasi per approfondimento scentifico inquanto a me sembra che anche la roccia adesso sia cambiata…………………….

Mirko

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