…ecco a voi il Gran Pampel!

Scritto in Esplorazioni da Ade 19 Ottobre 2020 | Nessun Commento »

Sabato 17 ottobre 2020

Siamo io (Benemerita), Pelliccia, Ade, Fenomeno, Michela, Miguel e Bot.
Ci troviamo al bar in piazza a Breganze ore 8 a fare colazione e dopo aver organizzato le macchine, ci dirigiamo verso il Blade Runner.
La giornata è bellissima e tutto è colorato d’autunno, con un po’ di neve qua e là. Ci si cambia e, preparata l’attrezzatura, partiamo carichi di voglia ed energia!
Passeggiando ricordo la mia ultima volta in Blade Runner, infangata e bagnata fradicia, a scavare come una matta nella porticina di fango in sala del the. Ne è passato di tempo! In poco tempo arriviamo tutti in zona esplorativa e i cumuli di fango che avevo accantonato fuori da quella piccola porticina, sono ancora là.
Scoprire che Ade e Miguel sono riusciti ad affrontare la frana trovando il passaggio giusto, mi permette di pormi delle domande e di riflettere sull’esplorazione. Non mollare mai!
Non posso che ringraziarli perchè oggi sono qui, ancora a sognare! Appena superato il piccolo passaggio in frana, un paio di metri leggermente in salita strisciando a pancia in giù, arriviamo in un piccolo ambiente. Cerco la mia porticina di fango ed eccola! Il lavoro sarebbe stato davvero infinito ma sarei sbucata in quella piccola “camera” accogliente e calda. La squadra si divide ed entusiasti prendiamo due direzioni diverse. Io e Michela ci infiliamo nella diaclasi trovata ed attrezzata la settimana prima ma per mancanza di tempo non esplorata fino in fondo; Pelliccia, Fenomeno e Bot fanno una risalita per immettersi in una finestra prima della diaclasi; Ade e Miguel prendono la via principale e si fermano ad allargare la strettoia che la volta prima aveva visto passare solo Giada e Miguel. Per arrivare alla diaclasi è tutto un po’ stretto ma in pochissimo ci ritroviamo nella salettina d’ingresso. Miki mi anticipa che ci saremmo bagnate un bel po’ e così è stato. La seguo piena di energie ed adrenalina incontrollabile, quella che non ti fa sentire la fatica e la stanchezza. Penso che era da un po’ che non mi sentivo così energica e l’esplorazione di gruppo è una figata pazzesca!!Durante l’esplorazione mi sento vicina ai miei amici che stanno facendo la risalita e con Ade e Miguel che vanno al fondo. E’ una sensazione bellissima, quasi cosmica!
Io e Michela ci infiliamo nella diaclasi e come due serpenti raggiungiamo le due estremità e tutto ciò che si può esplorare. Michela si concentra sul fondo della diaclasi, estremamente bagnato ma che purtroppo chiude stringendo sempre di più ( e lei è magrissima!!) io resto più alta e raggiungo in contrapposizione una finestrella alta. Sopra di me un cielo di stalattiti e vele. E’ tutto calcificato e concrezionato ma anche qua, la finestrella che da lontano mi sembrava percorribile, ora è tempestata di concrezioni e strettissima. Michela mi raggiunge e non possiamo non perderci nei dettagli delle stalattiti, alcune con forme davvero bizzarre e goderci lo spettacolo in silenzio. Bene, non c’è tempo da perdere, soddisfatte del lavoro, decidiamo di raggiungere i nostri compagni e prendere tutti la via del fondo. Anche la finestrella prima della diaclasi, vista da Fenomeno, stringe inesorabile.
Ade e Miguel hanno da poco finito di allargare la strettoia e grazie al loro lavoro tutti riusciamo a passare. Gli ambienti stretti non ci danno tregua, si scende disarrampicando su sassoni, la progressione non è semplice.
Raggiungiamo un laminatoio bagnato ma proseguiamo imperterriti, non molliamo! E’ tutto molto stretto….Finchè?
Sto strisciando nel laminatoio quando ad un certo punto sento la voce di Ade che mi chiama, ma poi il mio nome lo sento altre tre volte, le lettere sembrano rimbalzare sulle pareti di un grande ambiente. Il cuore mi batte forte e l’adrenalina fluisce in ogni cellula del mio corpo. Dal laminatoio sbuchiamo tutti in un salone gigante, GIGANTE, non riesco a definirne né la profondità né la larghezza. Ecco da dove arriva tutto il freddo del Blade!
Urliamo dalla gioia ed esultiamo, non riesco a contenere il mio immenso stupore di fronte a tanta bellezza e sono certa che dall’alto uno speleo ci sta proteggendo, W GIANNETTI!!
Penso che il Blade ci stia svelando le sue bellezze in un momento davvero delicato per il mondo speleo e non posso non pensare che questo sia un regalo che arriva dall'alto.
Ade si appresta ad armare un saltino di circa cinque metri mentre io e Michela ci diamo alle danze per scaldarci un pochino, hahhaha.
Scendiamo tutti e davanti a noi la grotta si svela nel suo abito più bello. Una forra di un paio di metri fatta di vasche e pentoloni d'acqua ci accompagna alla partenza di una verticale. La roccia è lucida e compatta. Che meraviglia.
Sento Ade urlare “prendete sassi e venite qua”, mi avvicino lancio il sasso e conto.
Credo di aver contato bene, forse 5 secondi, alcuni contano 4, altri 6!
Il Gran Pampel si apre davanti a noi e non possiamo che esultare abbracciandoci! Si tornerà presto con tante corde!
Che bellissima esplorazione!!

Benemerita

WEEKEND AL BLADE – SI PASSA MA ANCORA NON SI PASSA

Scritto in Esplorazioni, Rilievi da click 8 Settembre 2020 | Nessun Commento »

Giornata splendida per infilarsi in grotta, penso, mentre guardo il cielo blu e mi mangio un panino davanti all’ingresso. Il viaggio sottoterra si prospetta intenso e freddo.

Abbiamo deciso di fare due squadre: i punteros (cioè Ade, Miguel e Bot) se ne vanno sul fondo a scavare per tentare di sfondare la frana e passare oltre, i rilevados (Pelliccia e io), tentano di rilevare il congiungimento della parte nuova della grotta con il rilievo fatto da Mao, armati di tanta pazienza, DistoX e un buon piumino.

Entriamo a mezzogiorno spaccato, come da pronostico.

Pelliccia ed io arriviamo velocemente nei pressi del P.12, quello che inizialmente si pensava chiudesse e invece, in seguito ad una risalita, ha spalancato nuovi mondi “alti”. Iniziamo da qui.

Tutto pronto: batterie a posto, DistoX a posto … ma il palmare ci chiede la password per connettersi e trasferire i dati dal DistoX. Per farvela breve, dopo un quarto d’ora di passwords invocate agli dei e intelligenti tentativi tipo 1234 e 0000 che non danno frutto, troviamo l’inghippo: basta solo togliere la spunta di richiesta di autorizzazione della password. Geniale!!!

Sospiro di sollievo e partiamo, con le mani già praticamente congelate. In poco meno di due ore rileviamo tutto e arriviamo in zona esplorativa.

Pelliccia trova anche il tempo di disarmare la risalita fatta da Albertino nella saletta adiacente alla Sala della Morte (chiamata così perché il pericolo di frana è ben visibile, forte e chiaro), mentre io cerco sassi interessanti. Concludiamo il rilievo nella Sala della Lavatrice e diamo una mano a spostare sassi, armare la discesa e preparare l’esplorazione.

I momenti sono concitati: Bot filma a più non posso tutta la scena, Miguel scava come una ciupinara impazzita, Ade usa tutta la sua forza per parancare i sassi e pianta il suo primo fix continuando a ripetere che la grotta va, che continua, che finalmente ci si può infilare verso l’ignoto.

Si apre un pozzetto (stimato 5 m circa) e poi un meandro che passa giusto sotto la Sala della Lavatrice. Da qui si continua a scendere verso il basso, ma solo di un paio di metri, perché il cammino è bloccato da un diaframma di roccia che sarà necessario togliere di mezzo per passare.

I sassi rotolano giù ma non ci danno la soddisfazione di percepire un pozzo galattico… insomma, la grotta chiede di essere svelata un passo alla volta.

A quel punto i rilevados girano i tacchi (e sono ormai le 17 passate), mentre gli altri provano ad accanirsi sul diaframma di roccia. Abbiamo in mente di completare anche il meandro Nadia nei pressi dell’ingresso e collegare la grotta alla dolina fuori, visto che presenta due interessanti sfondamenti.

Il Meandro Nadia richiede molte nuove passwords agli dei, dato che è stretto e fastidioso, ma fortunatamente anche molto corto. Sotto l’ingresso ci ricongiungiamo agli altri, che non hanno novità.

Rileviamo anche l’esterno grotta fino alla dolina e alla fine arriviamo alla macchina che gli altri sono già cambiati, mangiati e molto spettinati. Sono le 8 passate.

Osservo che la Sala della Lavatrice e la Sala del Tè sono proprio sotto la dolina, come pronosticava Pelliccia, solo che ci sono giusto 50 m di roccia in mezzo.

Che ne dite noleggiamo una ruspa?

Blade Runner, le sorprese non sono finite.

Scritto in Esplorazioni da Ade 26 Agosto 2020 | Nessun Commento »

Pelliccia ultimamente insiste per tornare al Blade, vorrebbe terminare di rilevare la grotta per poi, a malincuore, disarmare.  E’ stanco di questa grotta fredda e bagnata che non vuole svelare il passaggio per scendere nelle sue profondità.

Così sabato 22 agosto ci troviamo a Gallio io (Ade), Miguel, Pelliccia, Bot, Marcello e Laura-detta-Silvia del GSM.

Miguel chiede a Pelliccia qual è  la missione di oggi ma pare non ci sia proprio una vera missione:  rilevare non si può perché Bot ha avuto un piccolo problema con il suo Disto X, di conseguenza  anche il disarmo viene rimandato.  Decidiamo pertanto di andare a vedere la zona nuova, alla fine del meandro alto, dove l’anno scorso sono state fatte due risalite da Albertino, Giosuè ed Elena,  risalite che purtroppo non portano da nessuna parte in quanto sembrano chiudere inesorabilmente.

Quindi ce la prendiamo comoda e partiamo un po’ in festa,  per tanti è la prima volta al Blade, l’uscita si presenta un pò come una gita al fresco. Magari, se usciamo presto, andiamo a funghi,  penso.

Arriviamo in loco verso le 11, ci cambiamo e finalmente entriamo.

Pelliccia da buon padrone di casa ci presenta il Blade Runner:  “un ricovero militare che intercetta un meandro (denominato poi “Basso” nel rilievo), il quale ne intercetta un altro poco più avanti (denominato “Alto”) che di tanto in tanto si allarga, curva e si approfondisce e che al momento conclude in 2 salette.  Di fatto tutta la progressione la si fa in sub-orizzontale sul meandro, di pozzi nemmeno l’ombra…”

La grotta si dimostra fin da subito fredda e umida, quindi con passo veloce raggiungiamo la Saletta del Thè. Finchè  aspettiamo gli altri Miguel si infila in un pertugio e mi chiama: “Ade,  ho trovato un buco, vieni a sentire quanta aria tira!  Già che ci sei, portami anche la mazzetta e scalpello!” Torno indietro a prendere gli attrezzi che avevo visto abbandonati poco prima, accanto ad una finestra (la famosa finestra che porta alla zona nuova terminale)  e quando ritorno vedo solo  le gambe di Miguel che spuntano dalla parete.  In poco tempo, a suon di colpi, allarga la fessura  e mi fa spazio  affinché possa  affacciarmi pure io. E niente, sentire l’aria fredda in faccia è sempre una grande emozione.  L’aria è tanta e quando si smuovono i sassi, il fango secco si alza e ti arriva giusto negli occhi… che grande sensazione.

Dopo un po’ decidiamo di abbandonare lo scavo manuale e prendiamo nota di tornare con qualcosa di più adeguato per togliere i sassi ingombranti e passare al di là.

Neanche il tempo di mangiare che Pelliccia e Marcello si incamminano verso la finestra, dove si apre la famosa zona nuova. Io, Miguel e Laura vogliamo seguirli, Bot è un po’ titubante, non sa se venire, ha sentito raccontare cose nefaste dopo la famosa finestra. Si narra di una strettoia verticale in cui si è quasi incastrato anche il famoso speleo Gianki, battezzata successivamente “Strettoia di Dio”. Alla fine lo convinciamo e viene anche lui.

Effettivamente la  strettoia è abbastanza anatomica ma in discesa la forza di gravità aiuta tanto, quindi senza grossi problemi scendiamo tranquillamente tutti.

Arriviamo in una saletta  di crollo, quasi circolare che porta in un’altra saletta dove si vede la corda della risalita di Albertino e Giosuè. Pelliccia è incuriosito e comincia a salire in corda, qualcuno è in fila in attesa di sentire LIBERA, altri si guardano attorno nella speranza di trovare qualcosa di interessante.

Ad un certo punto sento  la voce di Bot che arriva dalla saletta precedente: “C’è qualcuno che vuole infilarsi in un buco?” Non me lo faccio ripetere due volte e in men che non si dica gli sono affianco a spostare sassi per passare nel buco che sembra  aprire un passaggio sotto una frana, una fessura  che lascia intravvedere un ambiente molto più grande al di là. Con un paio di scarpate ben assestate, sfondiamo il passaggio e  riusciamo a passare.

Entriamo in una saletta alta circa 3 / 4 mt, la parete da dove siamo entrati si presenta tutta concrezionata ed è la prima che si vede al Blade. Le altre pareti sono  rivestite da ghiaia e sassi,  dal soffitto escono dei massi grandi come lavatrici che  stanno appesi “con l’opera dello spirito santo”

Do 4 pacche nelle spalle di Bot e gli dico: “Grande Bot che hai fatto il colpaccio! Pensa che non volevi nemmeno scendere!” Mi guarda sorridendo e proseguiamo l’esplorazione.

Cautamente ispezioniamo l’ambiente, attenti a dove appoggiamo mani e piedi. La stanza è grande, ha delle zone in ombra ma non vediamo ulteriori meandri che proseguono la via.

Mi accorgo che esce aria da un buco sotto i nostri piedi. Il pavimento è una frana formata da pezzi di agglomerati di fango-sassi-concrezioni.  Cominciamo subito a scavare, ci raggiunge  anche Laura-detta-Silvia e in tre riusciamo ad aprire un varco che ci permette di vedere che sotto di noi c’è nero e, soprattutto, aria! Siamo sulla strada giusta! Lanciamo un sasso e contiamo fino 3 con ulteriori suoni di rotolamento. Siamo presi dall’entusiasmo e ricominciamo a scavare.

Dopo un po’ ci raggiungono anche gli altri, scaviamo senza attrezzi, e ci diamo il cambio spesso perché i  nostri guanti non sono molto integri, qualcuno è uscito con i polpastrelli lacerati.

Intanto Marcello sposta sassi da un’altra parte, vediamo che dalla sua parte è più facile lo scavo, ma è anche  più rischioso in quanto sotto ai piedi balla tutto.

Rispostiamo lo scavo nuovamente, questa volta più vicino al buco d’entrata.

Li ci sono sassi più grossi, e assisto allo scavo più divertente della mia vita: Miguel lega i nostri pedali ai massi da spostare, li aggancia con il moschettone del suo porta sacco e li solleva a colpi di reni. Applausi!!

Il buco comincia ad allargarsi, e capiamo che il pavimento è  un unico tappo detritico.

L’ambiente sotto di noi si intravvede e ci chiama, ma non abbiamo abbastanza mezzi per continuare lo scavo, comincia a farsi tardi, inoltre il capo cantiere dice che bisogna fare qualche azione per mettere in sicurezza il nuovo scavo.

Salutiamo la stanza delle lavatrici volanti, e tutti contenti ci incamminiamo verso l’uscita.

Anche la strettoia in salita non fa più paura,  passiamo tutti senza nessun imprevisto.

Pelliccia se la deve mettere via: il Blade non si tocca, non si disarma.

Aveva ragione Gianki a scrivere, in un resoconto sul Blade: …non demordete ma siate inesorabili e intensi nel vostro insistere perché del Blade si parlerà molto in futuro”.

Chissà.

 

Ade

Carso 2020 – Tra treni e stalattiti.

Scritto in Gite Speleo da pelliccia 19 Agosto 2020 | Nessun Commento »

Tutto è iniziato con un messaggio di Pelliccia nel gruppo whatsapp del GGT con una proposta molto interessante: un weekend in compagnia in Carso e visita ad un paio di grotte molto interessanti e nuove per la maggior parte del gruppo. I protagonisti che hanno aderito a quest’avventura sono stati: Pelliccia (Andrea), Ade (Adelida), la Squanfida (Michela), Contessa (Angela), Simone, Scarlet (Giada), Fabio (non ha ancora un soprannome), Albertino ed Elena, un’unione di vari gruppi (Vicenza, Schio, Bassano del Grappa) che ha dato vita ad un esperienza unica e straordinaria.

Le due notti le abbiamo passate al Campeggio Agrituristico Carso, un bel campeggio immerso nel verde tipico dell’altipiano carsico, se non fosse per un piccolissimo dettaglio: una quantità infinita di auto e i treni che per tutta la notte ci hanno fatto da ninnananna molto alternativa.

Sabato 8, dopo la sveglia di buon’ora e la tradizionale tappa pre grotta al bar a base di cappuccio e delle buonissime brioche, incontriamo Enrico che ci ha gentilmente concesso le chiavi della strepitosa Grotta Claudio Skilan e dato qualche utile consiglio per affrontarla al meglio. Come nota finale dell’incontro, giusto per tranquillizzare i due neo speleo (Giada e Fabio), che già tranquilli non erano, è stato il suo commento: “Se alle otto non ho vostre notizie scendiamo con il soccorso a prendervi”.

Arrivati all’imbocco del pozzetto di accesso, siamo stati bloccati da alcuni turisti di passaggio sorpresi della nostra presenza e curiosi di cosa ci fosse la sotto.

Già dalla prima discesa notiamo subito qualcosa di diverso rispetto alle nostre grotte che ci ha lasciato letteralmente senza fiato. Le bellissime concrezioni, le discese su scalette di ferro e le gigantesche sale hanno fatto parte del lavoro, ma anche il basso livello di ossigeno, dovuto al ristagno di CO2 tra i fanghi della grotta ha fatto il resto.

Durante l’avvicinamento al pozzo principale abbiamo notato numerose concrezioni, mai viste prima in termini di quantità e grandezza, ma in particolare è stato molto suggestivo passare all’interno della trincea scavata interamente nel fango.
Arrivati al mitico P140, non avere degli impianti così luminosi da riuscire a vedere il fondo forse non è stata una così brutta cosa. Le luci infatti si disperdevano ben prima di illuminare il fondo, ma permettendoci comunque di ammirare altre numerose concrezioni.

La scheda d’armo prevedeva due calate parallele visto il grande numero di partecipanti e i relativi lunghi tempi di discesa e risalita, ma anche per poter supportare, in caso di problemi, i meno esperti.

Armata la prima parte del pozzo da Simone e Albertino, si avviano a partire Michela e Fabio. Dopo alcuni metri di discesa però, nel mezzo della calata, un urlo da fondo pozzo di Simone dice di tenere la corda arancione per i più esperti, e per i novellini la bianca che è tutta appoggiata alla parete. Ormai, però, la Miki era comodamente appesa nella calata appoggiata alla parete mentre Fabio era già appeso a penzoloni nel vuoto nella corda arancione, ignaro dei vari pendoli nel vuoto che lo aspettavano.

Una volta scesi tutti abbiamo proseguito verso il Galleria Brena con vari sali e scendi dove il fango tentava di bloccarci al suolo o farci scivolare a terra. Seguendo omini e segnali lasciati dal gruppo “Ottobre 89” siamo rimasti estasiati dalle varie stalattiti, colonne, vele e ampi saloni che abbiamo incontrato, che difficilmente abbiamo visto dalle nostre parti.

Assecondiamo la passione della nostra fotografa Michela (foto in scalette e di gruppo sotto l’unico stillicidio di tutta la grotta) e recuperiamo un po’ di energie per tornare indietro e affrontare nuovamente il pozzone, ma subito l’aria inizia a mancare e tutti abbiamo almeno un po’ di fiatone.
Finalmente dopo tanta fatica arriviamo al pozzone iniziale e si parte cercando di salire risparmiando il più possibile ossigeno.
Le donne non resistono, oppure resistono troppo, sta di fatto che parlano per tutta la salita, anche se fossero arrivate allo svenimento avrebbero potuto continuare a parlare!
Fatta! Tutti fuori, alcuni con più botte sulle ginocchia, altri con la tuta e il sottotuta strappati (anche se erano rotti ancor prima di entrare). L’importante è avere a portata di mano delle fresche birre dissetanti.

Una volta cambiati, ma pur sempre puzzosi, ci avviamo a cenare. Il tentativo di varcare il confine sloveno, per raggiungere il posto consigliato da Albertino, va a monte per la mancanza di una carta d’identità (la Contessa essendo nobile non ha bisogno di essere riconosciuta perché è già persona degna di nota, ma i controllori della dogana si sono mostrati inflessibili nei confronti della nostra regale donzella). Ripieghiamo su di un altro ristorante che si rivela molto buono e ci riempiamo la pancia di gnocchi al gulash e cevapcici con tanta birra per reidratarci a dovere.
Torniamo al campeggio dove tra stelle cadenti e cicchetti si finisce una splendida giornata chiacchierando in allegra compagnia.

Domenica 9 il programma era di defaticamento e relax, sbaracchiamo tutto il “campeggio speleo”  (due parole ma un emozione grande per una novellina come Scarlet) e ci avviciniamo alla grotta.

Dopo l’immancabile lusso della colazione al bar, ci si cambia in bella vista sulla strada e tutti super vestiti ci facciamo, con una trentina di gradi, una non graditissima sauna durante il breve avvicinamento all’ingresso della Grotta Tom. Decisamente meglio, dunque, tuffarsi al fresco in grotta.

Visto che Fabio la grotta precedente era stato sin troppo bravo, si accinge alla sua prima esperienza con anche un sacco a seguito.

Il percorso è breve ed un po’ scivoloso, ma in fondo alla grotta si apre una magnifica sala ricca di stalattiti eccentriche, colonne, vaschette e molte altre concrezioni estremamente varie e belle.
Qui facciamo una bella sosta lunga, esploriamo tutti i vari angoli, stupendoci ogni volta di ciò che troviamo.
Poi Michela e Simone danno il via al set fotografico: luci, ambient e attori ci sono.
La grotta viene illuminata a giorno e partono le pettinate di luce, il trattenere il fiato per stare più immobili possibili e tante, tante prove prima di avere lo scatto perfetto. Si cambiano molte posizioni ed inquadrature, passando da serie osservazioni dell’ambiente a momenti di degenerazione con una stalagmite che rende insignificante Rocco Siffredi ed esibisce tutte le doti nascoste del nostro Pelliccia.

È giunto il momento di risalire, avanziamo sulla corda stando ben attenti a come mettiamo i piedi nella parete scivolosa. Una sosta per attendere gli altri ed Albertino illustra ad Ade alcuni nodi che sono fantastici da sciogliere e tattici per tirare i traversi senza dover mettersi a regolare nuovamente il nodi.
Usciti tutti ci avviamo velocemente alle macchine per liberarci di dosso gli abiti da speleo per indossare le vesti di vacanzieri pronti per una tappa birra e mare prima di rientrare.

Purtroppo il mare è giù da una bella scarpinata e la Contessa e Pelliccia ci salutano perché devono rientrare.
Noi procediamo incauti con le infradito nello sterrato pendente, ma la nostra natura speleo ci fa arrivare incolumi alla spiaggia, dove diamo il meglio delle nostre abilità accampandoci sugli scogli e saltellando con leggiadria da una roccia all’altra nonostante le calzature non del tutto conformi.

Dopo una fresca nuotata in mare, una buona birra non può certo mancare. Veniamo inoltre piacevolmente intrattenuti dal piatto del giorno: “Letture di tarocchi allo scoglio”, gentilmente offerti dalla Miki.
Salutiamo Albertino ed Elena che rimangono in spiaggia e ci accingiamo all’ultima fatica, risalire la scalinata sterrata. Nemmeno il P140 dello Skilan ci ha fatto consumare così tante energie.

Raggiungiamo le macchine ed ora è il momento dei saluti, la fatica più grande, la realizzazione che i bei giorni da passare assieme sono finiti. La nostalgia inizia già, ma sappiamo che avremo altri ritrovi, altre grotte ed altri stupendi momenti da passare assieme ed in compagnia di nuovi speleo da conoscere.
Con questa gioia, nostalgia e soddisfazione vi ringraziamo tutti.

Giada e Fabio

E ora una carellata di foto!

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VAL GROSSA Nuovo itinerario canyoning a Vicenza

Scritto in Eventi da Mirko 22 Giugno 2020 | Nessun Commento »

La Val Grossa o dei Campassi è un piccolo gioiello nascosto e poco conosciuto della pedemontana Vicentina. Scende dalla sinistra orografica del torrente Agno e il suo percorso coincide in parte con quello del tunnel o traforo Schio – Valdagno che a centinaia di metri di profondità attraversa la montagna e collega le due cittadine vicentine, passando esattamente sotto C.trà Dede da cui parte questo nuovo percorso. …leggi tutto… »

Back to the past – Buso della Rana, 1° marzo 2020

Scritto in Gite Speleo da Diego Massignan 25 Aprile 2020 | Nessun Commento »

Un pezzo di carburo, una goccia d’acqua, una scintilla, la luce. Ho cominciato ad andare in grotta così, nel 1970, e quella fiammella mi ha accompagnato per 30 anni. Poi nel 2000 sono arrivati i LED, leggerissimi, luminosissimi, con batterie che non si scaricano mai. Ci si abitua presto alle comodità, e quelle lampade sono finite in qualche scantinato, dimenticate o buttate.

Roba vecchia, non serve piu’.

Ho rivisto le foto dei quel tempo e mi sono detto che non poteva finire cosi’

Mi è venuto il desiderio di far provare alle nuove generazioni di speleo come si andava in grotta, persone che di carburo ne hanno solo sentito parlare e forse visto nelle diapositive datate, anche loro ormai vecchie. Ho recuperati i vecchi impianti, qualcuno da buttare, altri rimessi in ordine e funzionanti, e ho passato parola. Ci siamo trovati davanti al Buso della Rana il primo di Marzo, con gli amici del GS Malo, e abbiamo risalito il Ramo Principale sino alla Lavina con la luce calda dell’acetilene.

Per me e Stefania, mia moglie, una cosa magica, un ritorno al passato.

Mao Da Meda

Datemi una leva e vi solleverò il Mondo

Scritto in Gite Speleo, Soccorso da pelliccia 31 Gennaio 2020 | Nessun Commento »

E’ gennaio e il freddo mette le ganasce agli uomini di buona volontà.

L’attività speleologica è notoriamente ai minimi termini in questa fase dell’anno ma, nonostante il Generale Inverno stia imponendo una tregua forzata, è successo qualcosa che da molto tempo non accadeva nel G.G.T.

…leggi tutto… »

Proiezione del documentario CUEVA DEL RIO LAVENTA, un lungo viaggio sotterraneo…

Scritto in Eventi da Mirko 23 Dicembre 2019 | Nessun Commento »

 

VAL BALZERACH PROJECT 2017 – 2019

Scritto in Eventi da Mirko 16 Settembre 2019 | Nessun Commento »

Sardegna – Phreatic 2019 – LE OSSA

Scritto in Eventi da Katia Zoncato 23 Luglio 2019 | Nessun Commento »

Ehi. Ti va di partecipare al progetto per il rilievo delle ossa?

Perché no. Sicuramente imparo qualcosa.

Ottimo. Allora dai una mano ad Elena ad organizzare il tutto

Come do una mano ad Elena ???

Questa fu la telefonata tra me ed Andrea Marassich ai primi mesi dell’anno.

E fu così che iniziò la mia avventura con il progetto Phreatic 2019.

 

La grotta del bel torrente in Sardegna è nota perché al suo interno sono stati ritrovati (da altri esploratori) alcuni scheletri, o meglio ossa, appartenenti alla foca monaca (bue Marino) di circa 7000 anni fa.

 

Nel 2014 le ossa sono stare fotografate e mappate. La sensazione però è che negli anni le ossa siano diminuite pertanto l’intenzione è di verificare come si è evoluta la situazione. Alcune sono andate distrutte. Altre spostate, alte ancora nascoste sotto la sabbia dal movimento dell’acqua.  Quindi il mio compito è dare una mano ad Elena (Romano) ed Andrea (Marassich) per organizzare la cosa.

Nei mesi precedenti mille idee ed ipotesi vengono vagliate su come procedere. Parto da Vicenza con l’auto carica di attrezzatura ed entusiasmo. Neanche il tempo di sbarcare dal traghetto e raggiungere Gonone che sono già mi ritrovo sul  gommone che ci conduce all’ingresso della grotta. Siamo Andrea, Olivier, Laurent ed io. Dotati di bombole, scooter, macchine fotografiche ed entusiasmo. Il progetto partirà tra qualche giorno quindi per ora è solo divertimento.

Cavoli, ma siam sicuri di essere in Sardegna?
poche centinaia di  metri dentro la grotta, dove di solito la visibilità diventa spaziale, e mi ritrovo immersa nella nebbia. Viz ridotta a qualche metro e con lo scooter bisogna stare attenti. la situazione, man mano che entriamo non cambia.

 

Acc.. Dannaz.. Malediz… dobbiamo rivedere i piani, alcuni rilievi saranno impossibili da effettuare. Sarà divertente far le foto in queste condizioni

 

Vabbeh, speriamo in un miglioramento nel corso della settimana.
Lunedì 10 giugno – iniziano le danze.
Passiamo i primi due gg nella grotta di Cala Luna, ci son dei rilievi da chiudere e della sagola da sistemare, e nella speranza che “Bel Torrente” si sistemi un po’

 

Il mercoledì ci ritorniamo e….. niente! ancora pessima visibilità!
Pazienza, il tempo passa, dobbiamo lavorare.

 

Ci dividiamo in squadre, ci sono un sacco di cose da fare: individuare le ossa, rilevarne la posizione, forografarle per poi catalogarne la tipologia, sistemare la sagola e così via
Il ramo del Bue non è molto largo quindi cerchiamo di entrare scaglionati per non interferie con il lavoro degli altri.
Il pomeriggio poi bisogna verificare i dati, controllare se manca qualcosa per recuperare ed integrare il giorno dopo. E così via per 4 giorni.

 

Il penunltimo giorno Andrea mi dice “Zoncato non ci muoviamo da qui finchè non abbiamo verificato tutto che domani è l’ultimo giorno utile per raccogliere dati”.
io:  ” Mara mi stai schiavizzando, neanche il tempo di pranzare”
A: “ahahah, sta zitta e lavora!”
Ci adoriamo

 

Alla fine della settima abbiamo raccolto un bel po’ di dati tra misure foto ed emozioni. L’obiettivo è, una volta elaborati, confrontarli con i risultati del 2014 e metterli a disposizione di tutti.

Già. Il bello è proprio questo. Perché tenerli segreti. Anzi. Se ognuno desse il proprio contributo sulle informazioni potremmo monitorare in maniera più efficace lo stato delle nostre adorate grotte.

Purtroppo una parte delle ossa sono già andate perse, distrutte a causa del movimento della corrente o, peggio, a causa della poca attenzione dei subacquei.

Ovviamente il lavoro non nè finito, stiamo elaborando i dati ed il monitoraggio dovrà continuare anche negli anni futuri.

Resta sempre il mistero del perchè le ossa si trovino a così tanta distanza dall’entrata (oltre i 750 m). Motivo per cui “mi toccherà” tornarci. Magari andar fare un  giro anche nelle parti aeree per vedere se c’è qualche pertugio o chissà.

 

Qualcuno deve pur sacrificarsi

 

Rimane la mia gratitudine nei confronti di Andrea Marassich che ha deciso di dedicarsi in maniera attiva allo studio delle grotte Sarde e che ha convolto me e altri subacquei (circa una cinquantina suddivisi in più settimane) in quest’avventura.
Il suo impegno si sta sviluppando su più fronti e con la collaborazione di altri subacquei provenienti da tutto il mondo. Ognuno mette a disposizione le proprie conoscenze e pecularietà, dal campionamento dei sedimenti, al  rilievo 3D, alla geolocalizzazione ed altre idee in evoluzione.

 

per chi è curioso può visitare la pagina Phreatic su Facebook…. stay tuned

 

Katia Zoncato